Marcel Duchamp. L’arte in una ruota

23 Ottobre 2013


Cosa rende tale un’opera d’arte? Cosa fa di un anonimo foglio bianco e di un umile bastoncino di grafite gli ingredienti unici e ultimi di un capolavoro? L’artista ovviamente, la sua capacità magica di creare e trasformare. Se dunque sta nell’uomo la possibilità di compiere il miracolo tutto, in potenza, è arte. Persino una pietra o una foglia. Una lattina di zuppa Campbell. O perché no una ruota di bicicletta.

Quella strappata dal proprio contesto dal leggendario Marcel Duchamp: sottratta alla propria funzione e musealizzata, collocata in forma di attonito monumento su un piedistallo che – considerato il soggetto! – non poteva essere altro se non un modesto sgabello. È passato esattamente un secolo dalla creazione di quell’opera rivoluzionaria. Ricorrenza che chiama una puntuale riflessione e, dunque una delle Grandi Mostre raccontate in esclusiva da Sky Arte HD.

Le sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma si popolano di scolabottiglie, pale da neve e – potevano forse mancare? – orinatoi in porcellana! C’è anche l’irriverente Fountain  tra i pezzi di Duchamp esposti nella Capitale, ricchissima antologia di opere che sa raccontare la nascita e l’evoluzione del concetto di ready-made . Un’arte prêt-à-porter, testimoniata dallo straordinario lascito del gallerista e collezionista Arturo Schwarz, che dona alla città di Roma quattordici autografi.

L’excursus sull’esperienza di Duchamp, documentata in mostra anche attraverso film d’artista che vedono coinvolti Gianfranco Baruchello e Man Ray, si arricchisce di un’analisi su come la lezione del maestro è stata recepita dagli artisti italiani. Spuntano allora nella Galleria d’Arte Moderna anche autografi di Enrico Baj e Sergio Dangelo, protagonisti di quel Movimento Nucleare che ha animato la Milano degli Anni Cinquanta.

La curiosità – Ha frequentato dadaisti e surrealisti, è stato per tutta la vita eclettico, eretico, esagerato. Marcel Duchamp non è stato scontato e banale un solo secondo nella sua vita, certo non poteva esserlo in punto di morte! Sulla lapide che accompagna le sue spoglie, nel cimitero di Rouen, si legge l’epitaffio scritto di suo pugno: “D’altronde sono sempre gli altri che muoiono”.