Milano – Taormina: viaggio nella street-art

6 Dicembre 2013


Dal profondo nord fino al Meridione più estremo, ben oltre la punta dello Stivale. Dalla frenetica Milano agli splendidi paesaggi di Taormina, dove le vestigia di un antico e nobile passato fanno da teatro per le espressioni artistiche proprie della contemporaneità. Situazioni opposte a confronto per una nuova puntata di Street Art, la serie che vede Frankie HI-NRG accompagnarci in un Grand Tour della nuova creatività italiana.

Si parte dall’ombra della Madonnina, anche se forse – oggi – la fotografia più fedele di Milano non è nelle sue architetture storiche, ma nei viali della Barona e del Giambellino, operose periferie che a metà Anni Ottanta diventano culla di nuove generazioni di artisti. Le luci della città da bere, l’alta moda e i paninari sono lontanissimi: tra i palazzi di Lorenteggio si guarda oltreoceano, al rap e all’hip-hop. Alla street art, naturalmente.

Le telecamere di Sky Arte HD scovano i protagonisti di quella stagione, raccontano il modo in cui tutto ebbe inizio. E arrivano fino a San Siro, per la più grande impresa di arte underground che la città abbia mai conosciuto: misura quasi un chilometro il muro di cinta che abbraccia l’Ippodromo, tela su cui 250 diversi artisti lavorano nel corso di una stupefacente ed emozionante maratona. Regalando a Milano il suo affresco più spettacolare.

Dal cemento della grande metropoli al sole della Sicilia: la carovana di Street Art raggiunge Taormina, nello splendido contesto di Giardini Naxos. È qui che Giuseppe Stagnitta, gallerista da sempre attento alle nuove espressioni dell’arte, dà vita all’Emergence Festival: invitando star assolute del panorama italiano – da AliCé a Lucamaleonte, passando per Solo, Ericailcane e Ortica Noodles – a lasciare il proprio segno.

La curiosità – Confezionava slogan tremendamente efficaci. Li urlava nelle piazze e li trasportava sui muri della città, sia scrivendo direttamente con pennello e vernice sia incollando manifesti: Carlo Torrighelli, in arte C.T., è considerato l’involontario e inconsapevole primo writer di Milano. Forse d’Italia. Figura borderline, a lungo vissuto come clochard, agitatore di coscienze lungo tutti gli Anni Settanta, al punto da vedere i suoi motti tradotti in tedesco e riportati sul muro di Berlino.