Bentornato a casa, Ligabue

12 Agosto 2015

Antonio Ligabue

Antonio Ligabue viveva in un mondo rurale, all’interno del quale la sua mente ha saputo integrare un bestiario esotico e scenari montani, se non da fiaba. Il pittore autodidatta di cui i contemporanei non hanno colto la visionarietà, il tragico espressionista che nelle sue rappresentazioni ha sintetizzato un universo di passioni dai colori accesi e dalle forme feroci, finalmente viene rivalutato in tutto il suo genio artistico, proprio nella città dove trovò rifugio.

A cinquant’anni dalla sua scomparsa, Antonio Ligabue fa ufficialmente Ritorno a Gualtieri, come recita il titolo della mostra che la città emiliana dedica a uno dei suoi più illustri residenti.
Nato a Zurigo nel 1899 ma espulso poi dalla Svizzera, l’artista dalla vita travagliata trovò rifugio proprio a Gualtieri – la città d’origine del patrigno – a partire dal 1919. Fino alla fine dei suoi giorni, nel 1965, l’artista vi soggiornò dedicando alla pittura tutte le sue attenzioni, nonostante la complessa situazione psichica. La prima mostra ospitata dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue vuole testimoniare la straordinaria creatività del pittore e il suo legame con la città dove più si è sentito protetto.

I capolavori in mostra, che vedremo su Sky Arte HD la sera di giovedì, ripartiscono la produzione di Ligabue in tre fasce cronologiche e ne ripercorrono i motivi – animali, paesaggi svizzeri e padani, ritratti e autoritratti – liberandoli dall’etichetta del genere naïf che troppo spesso accompagna il nome dell’autore italiano.