Boldini. Un italiano nella Parigi della Belle Époque

25 Febbraio 2015

Giovanni Boldini, Ritratto di Madame Charles Max, olio su tela, 1896. Francia - Parigi, Musée d'Orsay

C’est un classique!”: è questo il riconoscimento che veniva tributato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) già a pochi mesi dalla morte, quando Parigi gli dedicò la prima esposizione postuma. La Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì propongono ora un’approfondita rivisitazione della vicenda del pittore, certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi.

La retrospettiva Boldini. Lo spettacolo della modernità non poteva mancare nella serie delle Grandi Mostre visitate da Sky Arte HD in esclusiva per i suoi spettatori: con gli oltre 200 capolavori del maestro e altre 40 opere di confronto, firmate da artisti del calibro di Van Dick, Goya e Modigliani, è un vero spettacolo per gli occhi.

Non a caso, il genio di Boldini venne compreso maggiormente nell’elegante e sofisticata Parigi, piuttosto che in patria. I suoi primi interlocutori italiani lo ameranno, ma senza smettere mai di discutere il suo stile; e forse non poteva essere altrimenti: difficile immaginare che Telemaco Signorini o Diego Martelli, rispettivamente il maggior esponente e il teorico dei Macchiaioli, potessero davvero far proprio l’impulsività gestuale dell’amico Boldini. Al contrario, nei circoli intellettuali francesi – quelli di Proust e dei fratelli Goncourt, di Degas e di Montesquiou – il ferrarese seppe affermarsi come uno dei maggiori interpreti della vita metropolitana.

A comprenderlo meglio sarà Degas, con cui condivise – se non lo stile – la medesima ansia di modernità, e quel dinamismo che ne risulta, infuso nell’arte a colpi di pennellate sulle rispettive tele. Proprio nella grafica – intesa come tecnica artistica – la mostra di Forlì riporta forse il più rilevante contributo scientifico alla rivalutazione dell’opera di Boldini, grazie alle recenti ricerche di Francesca Dini, co-curatrice dell’esposizione insieme a Fernando Mazzocca.

La curiosità – Dopo essersi trasferito definitivamente a Parigi, negli anni Settanta dell’Ottocento, Boldini conobbe un successo crescente e la sua fama giunse anche in patria. Giuseppe Verdi si fece ritrarre dal pittore nel 1886, che anzi realizzò due diversi ritratti del compositore. L’anno dopo, Boldini ricevette da Verdi lo spartito dell’Otello in segno di stima, dopo aver assistito alla prima alla Scala di Milano.