La Guerra all’inizio del Secolo Breve

28 Gennaio 2015


Sono passati cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. È stato il primo conflitto del genere ma non l’ultimo, seguito dalla Seconda Guerra a nemmeno cinquant’anni di distanza. Ma sarà  quella del 1914-18 a essere ribattezzata Grande Guerra, come se non ci fossero possibilità di fare confusione: perché un conflitto su questa scala non si era mai visto nella storia dell’umanità. Perché a partire dal 1914 la dottrina militare non sarà più la stessa. Soprattutto, da quell’anno l’uomo guarderà diversamente alla propria specie.

Le telecamere di Grandi Mostre si concentrano giovedì sera, a partire dalle 21:10, proprio sulla mostra dedicata dal Mart di Rovereto a questo evento che fa da spartiacque della storia. A tal punto, che nella Grande Guerra – con 14 anni di ritardo sull’inizio del secolo – lo studioso Eric Hobsbawm identifica il reale inizio del Novecento, appunto ribattezzato Secolo Breve.

L’esposizione La guerra che verrà non è la prima 1914-2014 parte appunto dal primo conflitto mondiale per poi sviluppare una riflessione generale, sulla guerra così come viene concepita anche ai nostri giorni: secondo strategie “inaugurate” nel 1914, anche se combattuta su scala ridotta. Il conflitto, insomma, è un tema ancora centrale nel dibattito contemporaneo.

La Prima Guerra Mondiale non è che un punto di partenza – dichiarazione che più drammatica e sconvolgente non si poteva immaginare, per dare inizio a una nuova era della storia. Per sviluppare il tema nel suo complesso, la mostra adotta quindi molteplici punti di vista e affronta anche gli aspetti più sensibili, delicati e talvolta controversi del conflitto. Il percorso espositivo lascia emergere l’evento come risultato di una composizione in cui l’arte si confronta con la storia, la politica e l’antropologia.

Ricorrendo a una sorta di complesso montaggio tematico e temporale, l’esposizione evita di seguire un preciso filo cronologico, dimostrando – tramite inediti accostamenti e cortocircuiti semantici – come tutte le guerre siano uguali, anche considerandone le specificità. L’intento non è quello di inventariare i conflitti di ieri e di oggi, ma di mantenere aperta la ricerca e la riflessione. Perché ricordare non significhi ridurre un evento a qualcosa di pietrificato, archiviato e definitivamente sigillato in se stesso ma, all’opposto, riveli interpretazioni e riletture capaci di esprimerne tutta l’urgenza.

La curiosità – La mostra al Mart deve il suo titolo al primo verso a una celebre poesia di Bertold Brecht: “La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente”.