Da Ozzy a Sixto. Gli eroi del rock

14 Agosto 2014


La vita ha fatto di tutto per mandarli al tappeto. Li ha perseguitati con terribili rovesci di fortuna, li ha spinti sull’orlo del baratro dell’autodistruzione; li ha portati vicinissimi alla seduzione dell’oblio: all’eutanasia artistica di chi decide di mollare tutto, arrendersi. Dirsi sconfitto. Ma la loro passione per la musica è stata più forte di ogni tipo di avversità, al punto che tutti possono dire – ciascuno a proprio modo – di avercela fatta. Di essere veri e propri Rock Heroes.

Una serata speciale quella che Sky Arte HD dedica ai sognatori più inguaribili. Partendo da Sugar Man, il documentario premio Oscar con cui Malik Bendjelloul racconta il fantastico riscatto di Sixto Rodriguez, folk-singer dimenticato da tutti nei natii Stati Uniti d’America, star inconsapevole in Africa. Dove la sua musica diventa, inaspettatamente e spontaneamente, colonna sonora che accompagna rivendicazioni e battaglie contro la discriminazione razziale.

A seguire tocca a due grandi firme dell’hard-rock. In God Bless Ozzy incontriamo l’inossidabile Ozzy Osbourne, eccentrico leader dei Black Sabbath, protagonista di una carriera vissuta sempre al massimo: sia nei momenti di gloria che in quelli di difficoltà. Con The Story of Anvil ci occupiamo invece della sete di musica di una band che, nonostante abbia perso ogni treno possibile per il successo, continua a portare avanti la propria missione. Suonando piuttosto in sperduti pub di provincia… ma suonando! Sempre e per sempre.

In chiusura di serata eccoci al cospetto dell’immenso Jason Becker, protagonista del docu-film Ancora vivo. Un chitarrista straordinario, fermato ancora giovanissimo da una forma di paralisi che lo priva progressivamente di ogni tipo di facoltà motoria, costringendolo a letto per il resto dei propri giorni. Una limitazione che non frena tuttavia il suo estro creativo: perché la musica, si sa, è più forte di qualsiasi cosa.

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La curiosità – Hanno vissuto momenti di gloria, ma si sono persi prestissimo: tra le tante meteore del’hard-rock è impossibile non citare i Poison. Una band che ha clamorosamente perso un’occasione d’oro: quella di mettere sotto contratto uno tra i chitarristi migliori di sempre. Siamo nel 1984 quando a un’audizione per il ruolo di nuovo chitarrista si presenta tale Saul Hudson. Scartato. Nel giro di pochi mesi lo troveremo a lavorare insieme ai Guns’n’Roses con il soprannome di Slash.