Paolo Pellegrin, il pericolo è il mio mestiere

14 Dicembre 2012


C’è la guerra vista con gli occhi della politica, degli eserciti, degli analisti. E c’è la guerra vissuta, minuto per minuto, dai civili: testimoni incolpevoli di drammi più grandi di loro. Paolo Pellegrin, da sempre, racconta quest’ultima. Tra i più apprezzati fotoreporter ad agire nelle zone più calde del mondo, offre uno sguardo mai stucchevole, intimamente partecipe del dolore e delle difficoltà che sceglie di documentare. Un eroe dell’immagine. Protagonista di una nuova puntata di Fotografi.

Dopo aver conosciuto le toccanti cronache urbane e rurali di Letizia Battaglia, la serie che Sky Arte HD dedica ai grandi protagonisti della fotografia di oggi alza, idealmente, il livello dello scontro. Entrando con Paolo Pellegrin nel cuore di tenebra del mondo: eccoci a Gaza, Palestina, nei territori contesti tra la comunità islamica e l’esercito israeliano. Una delle zone più calde del mondo. Raccontata, nei giorni dell’operazione “Piombo Fuso”, con la tragica immediatezza dell’immagine.

Non si tira indietro, Pellegrin, quando si tratta di prendere di petto la cronaca. La guerra in Kosovo, il disastroso terremoto che ha devastato Haiti, la guerra civile che da decenni infiamma il Darfur e, ultime in ordine di tempo, le recenti tensioni nella striscia di Gaza: non c’è evento degli ultimi anni che non abbia conosciuto il click della sua macchina fotografica. A servizio di testate del calibro di Newsweek  e del New York Times Magazine .

Membro della celeberrima Agenzia Magnum dal 2005, Pellegrin è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più eccelsi fotoreporter in attività. Insignito per otto volte del prestigioso World Press Photo, conquista nel 2006 la Robert Capa Gold Medal. Il riconoscimento, intitolato al padre della fotografia d’assalto, vale forse più di ogni parola nel definire il carattere e le straordinarie capacità di un prezioso testimone del presente.