Primi ruggiti ad Hollywood

19 giugno 2013


Non ci vuole molto perché si trasformi da eccentrica bizzarria a vera e propria fabbrica dei sogni. È sufficiente il lasso di pochi anni dalla sua creazione e il cinema, prontamente approdato negli Stati Uniti, furoreggia con tutto il suo scintillante carico di ambizioni, aspettative, miraggi di fama e successo. I ruggenti Anni Venti, età della consacrazione per la settimana arte, rivivono in una nuova puntata di The Story of Film.

Una vera e propria enciclopedia visuale quella realizzata da Mark Cousin, che dopo cinque anni di lavoro certosino e la raccolta di oltre quindici ore di materiale realizza la più completa storia del cinema mai tentata prima. Un viaggio a puntate che permette di incontrare grandi divi e personaggi oggi dimenticati, svelando chicche perdute e classici indimenticabili. A commentare le pellicole del passato i maggiori registi di oggi, in un flusso ininterrotto di citazioni e rimandi.

Los Angeles, primo dopoguerra. Hollywood conosce la folgorante ascesa di Buster Keaton e Charlie Chaplin: attori, registi e manager di se stessi; straordinari interpreti del trionfo del cinema muto. Il pubblico si emoziona e sogna a occhi aperti con The Thief of Bagdad  di Raoul Walsh, che forte di un budget da due milioni di dollari diventa – siamo solo nel 1924 – il degno antenato dei blockbuster di oggi.

C’è chi percorre una strada lastricata d’oro e chi sceglie invece il cinema come spazio dove indagare nuovi percorsi, più aspri e combattuti ma non per questo meno affascinanti. Si affacciano sulla scena i primi ribelli, registi controcorrente e non convenzionali, che spiazzano e fanno discutere. È il caso di Robert Flaherty, pioniere della documentaristica e del cinema-verità; ma soprattutto di Carl Theodor Dreyer, sospeso tra visioni espressioniste e coinvolgente realismo.

La curiosità –  Più che un film storico un film antistorico, che elimina riferimenti cronologici e colloca la narrazione al di fuori del tempo. Un capolavoro di incredibile modernità La passione di Giovanna d’Arco  di Dreyer, considerato dalla critica come l’ultimo grande titolo del cinema muto. Una perla rimasta a lungo nascosta. La pellicola originale finì distrutta in un incendio pochi anni dopo la sua distribuzione, al punto che per decenni se ne conobbe solo una versione rimaneggiata, più corta di circa trenta minuti e corredata di un commento sonoro alieno alle volontà del regista. Nel 1981 la casuale scoperta di una copia del negativo originale rimette ogni cosa al proprio posto.