La strage di Piazza Fontana

11 Dicembre 2019


Erano le 16.37 quando un ordigno di elevata potenza esplode nel salone centrale della Banca nazionale dell’Agricoltura nel cuore di Milano, una bomba che cancella 17 vite e provoca 88 feriti: l’obiettivo dell’attentato sono coltivatori diretti e agricoltori, lavoratori che ogni venerdì arrivano a Milano per il mercato agricolo provinciale i cui atti di compravendita vengono poi siglati in quella Banca. È un giorno di bombe in Italia, 5 attentati tra Milano e Roma, ma è la strage di Piazza Fontana ad aprire una voragine nella storia italiana.

Era il 12 dicembre 1969 e quel giorno siglò l’inizio della strategia della tensione, improntata al disordine e alla paura: dal 1969 al 1975 il Paese fu attraversato da 4584 attentati. Le famiglie di Piazza Fontana non si sono mai arrese durante una vicenda giudiziaria durata 36 anni, dispiegata in tre sedi processuali lontanissime tra loro ‒ Catanzaro, Bari, Milano.
Solo nel 2005 sono chiaramente indicati due responsabili, gli ordinovisti Franco Freda e Giovanni Ventura, ma non sono più processabili perché, per quello stesso reato, già assolti.

Il racconto di questa tragica vicenda è al centro del documentario Piazza Fontana – I funerali che salvarono la democrazia, in onda su Sky Arte giovedì 12 dicembre, a cinquant’anni dai fatti. La voce e il volto della pellicola sono quelli dell’attore Gioele Dix, che era ragazzo al tempo della strage: è lui a raccontare ciò che accadde a un adolescente di oggi. Il loro dialogo è un ideale passaggio della memoria attraverso le generazioni e anche un modo per ricordare il silenzio delle 300mila persone riunite sul sagrato del Duomo il giorno dei funerali delle vittime, il 15 dicembre 1969. Un silenzio assordante, che dimostrava la volontà collettiva di rifiutare la violenza.

Completano la narrazione documenti inediti ed esclusivi, tra cui le fotografie mai pubblicate della strage e dei funerali delle vittime custoditi nell’archivio del Corriere della Sera. Senza dimenticare i documenti ritrovati nella Cittadella degli Archivi di Milano: le preziose lettere degli scolari delle elementari di un piccolo paese della Sardegna che, dopo aver visto alla televisione la cerimonia funebre per le vittime di Piazza Fontana, scrissero all’allora sindaco di Milano Aldo Aniasi tutte le loro emozioni e i loro pensieri.