Anagni, la città dei Papi

12 Aprile 2019


Nuovo episodio della serie Italie Invisibili, focalizzata sui luoghi in cui il tempo e la Storia hanno lasciato un segno del loro passaggio. Stavolta l’attenzione si concentra su Anagni, a lungo città dei Papi.

Il mito la vuole creata dal dio Saturno nel perimetro delle sue imponenti mura calcaree, ma Anagni è fondata dagli antichi ernici ed è conquistata dai romani agli inizi del IV secolo a. C., quando dilagano tra Campagna e Marittima, nel basso Lazio. Nel Medioevo Anagni è un comune animato da aspre lotte tra le famiglie dei Caetani e dei Colonna, ingaggiate per stabilire la supremazia sul territorio. Tra la fine del XII secolo e il 1304 la curia romana, forte della regola canonica “ubi papa, ibi Roma”, prende la sua sede ad Anagni per diversi mesi l’anno. Ben quattro vescovi di Roma nascono nella città frusinate o nei suoi dintorni e Anagni ottiene l’appellativo di Città dei papi.

Innocenzo III passerà alla storia come il fondatore dello Stato della Chiesa, istituito per contenere il potere imperiale di Federico II, e darà inizio al florido “secolo anagnino”. Questo si apre con l’innalzamento della cattedrale romanica di Santa Maria Assunta, arricchita dal vescovo Alberto, il futuro papa Alessandro IV, che finanzia lo splendido pavimento cosmatesco, il candelabro pasquale e il seggio episcopale realizzati dai marmorai romani Vassalletto. Nella cripta sotterranea si rivelano gli affreschi realizzati da tre anonimi maestri che varranno a questo ambiente la definizione di “Cappella Sistina del Medioevo”. Volte vivide e coloratissime raccontano la salvezza dell’essere umano in un ciclo pittorico che è quasi una enciclopedia del sapere medievale.

Papa Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, è il papa che incide maggiormente sull’aspetto della città frusinate. È un prelato colto, ha studiato all’estero, ma non dimentica le sue origini. Usa la sua profonda conoscenza del diritto per indurre Celestino V ad abbandonare il soglio papale per impossessarsene, passando alla storia, anche grazie ai versi di Dante, come uno dei papi più controversi. Indice nel 1300 il primo Giubileo, decreta la superiorità teocratica del clero sullo Stato e tenta di esentare i prelati di tutta Europa dal pagare le decime, scatenando le ire del re di Francia, Filippo il Bello. Il suo legato, Guillame di Nogaret, alleato con il suo acerrimo nemico, Sciarra Colonna, lo sottopone allo smacco dell’arresto e, forse, alla vergogna dello schiaffo, nella Sala delle Oche o in quella del Trono nel Palazzo di Bonifacio.

Per creare una signoria territoriale in Campagna, Bonifacio VIII acquista borghi come Ninfa, oggi un suggestivo orto botanico dove rare specie esotiche convivono con le rovine della cittadina abbandonata nel 1391. Qui passava la Via Francigena che da Roma portava i pellegrini a Brindisi per imbarcarsi per la Terrasanta.

Bonifacio VIII muore nel 1303; Papa Clemente V stabilisce ad Avignone la curia pontificia e prosegue il processo postumo contro papa Caetani. Col trasferimento della sede papale, Anagni subisce un tracollo demografico ed economico: la città che aveva fatto da sfondo a molti degli eventi più importanti della storia europea torna a essere un piccolo paese della Campagna romana.

Franco Cardini, Alessandro Tomei, Maria Teresa Caciorgna e Lorenzo Proscio illustreranno al pubblico ulteriori dettagli su queste vicende.

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