Vite inseparabili

14 febbraio 2020


Tutto pronto per la nuova stagione di Inseparabili. Vite all’ombra del genio, la serie scritta e condotta da Carlo Lucarelli, realizzata da Bottega Finzioni in esclusiva per Sky Arte, in onda a partire da lunedì 17 febbraio.

Girato negli imponenti saloni di Salsomaggiore Terme, tra Palazzo Berzieri e Palazzo dei Congressi, il format è dedicato alle personalità che hanno ricoperto un ruolo fondamentale nelle vite degli artisti, pur rimanendo molto spesso nell’ombra. Il punto di vista è quello delle figure vissute accanto a cantanti, pittori, attori o scrittori per tutta la vita o per un breve, ma significativo, periodo.

Ogni genio ha infatti accanto a sé qualcuno che lo sostiene o che cerca di ostacolarlo e che, per un breve o lungo periodo, per ragioni sentimentali o lavorative, diventa la sua spalla, il suo braccio destro, il consigliere fedele, lo specchio con il quale confrontarsi o addirittura il suo assassino.

Questi personaggi all’ombra dell’artista, ne conoscono gli aspetti più difficili e contraddittori, che spesso il mondo non conoscerà mai. La serie è raccontata attraverso questo sguardo ed esplora storie e situazioni molto diverse tra loro: da Philip k. Dick a Bela Lugosi, da Marvin Gaye a Oscar Kokoschka, dai Sex Pistols a Zelda Fitzgerald, da Marlon Brando a John Lennon.

Essere John Lennon è proprio il titolo dell’episodio inaugurale. Quando Mark David Chapman nel 1979 sposò la giapponese Gloria Hiroko Abe sapeva bene perché lo stava facendo. Perché era orientale come Yoko Ono, la moglie di John Lennon. Da anni ormai era ossessionato da lui, da quello che faceva, da quello che diceva e da quello che cantava. Era il suo idolo. Pian piano però l’ammirazione si trasformò in invidia, rabbia e odio. Così alle 22.57 dell’8 dicembre 1980 Mark si avvicinò a John Lennon e gli sparò, uccidendolo. Poi si mise a sedere e a leggere The catcher in the rye (Il giovane Holden) di Salinger, perché si sentiva vicino al carattere anti-sociale del protagonista. Quando la polizia lo arrestò dichiarò: “La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. […] Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo più famoso del mondo”.

A seguire i riflettori si accenderanno sulla maledizione di Marlon Brando. È il 16 maggio 1990, siamo a Mulholland Drive, in una grande villa. Nel salotto c’è un uomo, ha in mano una calibro 45 e ha appena ucciso il fidanzato di sua sorella, che è incinta di 7 mesi. L’uomo che ha sparato si chiama Christian, ha 32 anni e un cognome molto ingombrante: Brando. Suo padre, l’attore Marlon Brando, è in una delle stanze al piano di sopra, ha sentito gli spari e ha chiamato la polizia. Agli agenti che lo stanno portando via Christian Brando continua a ripetere che non voleva ucciderlo, stavano solo litigando ed è partito un colpo. Ma Dag Drollet, la vittima, viene ritrovato seduto sul divano, in una mano stringe un accendino e nell’altra il telecomando della TV, la versione di Christian Brando non convince fin da subito.

Fin dalla sua nascita Christian Brando era stato conteso dai genitori in una battaglia legale durata anni, con il risultato che a crescerlo erano state le tate, gli assistenti di produzione e le babysitter. Nel 1972 è con suo padre sul set del film Ultimo tango a Parigi, è anoressico, Marlon Brando gli lascia sul pavimento di casa dei piattini con piccoli bocconi di cibo per invogliarlo a mangiare, e sua madre, l’attrice Anna Kashfi, per riprendersi il bambino, promette diecimila dollari a un gruppo di hippie per il suo rapimento. Il piccolo Christian verrà ritrovato in Messico, denutrito e sotto l’effetto di stupefacenti. La sua vita sarà costellata da episodi dolorosi e da scelte dissolute, ma lui voleva solo una cosa: diventare un attore e raggiungere la notorietà come suo padre Marlon. Quella notte del 16 maggio 1990 e nei mesi del processo l’attenzione si sposterà su di lui, ma solo per documentare la caduta definitiva di una delle più grandi star di Hollywood: suo padre Marlon Brando.