L’arte mutevole di Alberto Biasi

18 Dicembre 2015


Se nell’arte si è sempre parlato di movimento e dinamismo di linee e volumi, ben prima del Futurismo italiano, è solo negli anni Sessanta che il linguaggio visivo bidimensionale guadagna una nuova dimensione: il movimento.

Passata la metà del Novecento, infatti, si sviluppa un filone di ricerche internazionali definito Optical Art che, forte degli studi sulla psicologia della percezione, riesce a “ingannare” l’occhio di chi guarda come mai prima di allora.
Attraverso specifici pattern grafici e una palette di colori timbrici, quasi sempre a contrasto, le superfici delle opere ottico-cinetiche non riescono a essere “inquadrate” al primo sguardo. Nè al secondo, o al terzo: l’immagine cambia al cambiare del punto di vista assunto dall’osservatore, la cui mente si trova ad affrontare il paradosso di una visione mutevole.

Tra i massimi esponenti del movimento Optical, Alberto Biasi saprà affermarsi a livello mondiale. A distanza di 50 anni, anzi, il suo nome sta tornando in auge presso i collezionisti e il mercato internazionale. Venerdì 18 dicembre, potremo conoscerlo personalmente grazie alle telecamere di Sky Arte HD, che sono andate a incontrare l’artista nel suo studio padovano e tra le sale di una grande retrospettiva a lui dedicata, al Marca di Catanzaro.

Sarà Alberto Biasi a raccontarci quell’entusiasmante avventura che è il suo percorso artistico, proprio a partire dalle “sfide” poste sin dagli esordi ai meccanismi percettivi dell’essere umano. Il successo sarà scandito da una serie di tappe, che corrispondono a filoni espressivi del suo linguaggio e ad altrettante modalità con cui la creatività di Biasi ha sbaragliato le regole su cui si fonda la conoscenza sensibile del mondo reale.
Dalle prime Trame alle Torsioni, dagli Ottico-Cinetici ai Politipi, tramite il racconto dell’artista e la visita alla mostra di Catanzaro potremo ripercorrerne la carriera una serie dopo l’altra. Scoprendo anche un Biasi “segreto”, capace di condurre ulteriori sperimentazioni, rispetto alle tante già riportate dalla storiografia critica.