Norman Foster e la cupola del Reichstag di Berlino

20 maggio 2020

Reichstag

Tutto pronto, su Sky Arte, per la seconda puntata di Brunelleschi e le grandi cupole del mondo, il documentario dedicato a un elemento architettonico reso celebre non solo da Brunelleschi quando realizzò la poderosa cupola del Duomo di Firenze, ma anche da “colleghi” che nei secoli precedenti e successivi si sono cimentati in opere altrettanto memorabili.

Uno di questi è Norman Foster, l’architetto britannico autore della cupola del Reichstag di Berlino, tra i protagonisti della pellicola in onda giovedì 21 maggio. Per Foster fu una vera e propria sfida: il Reichstag, sede del parlamento del Reich tedesco, incendiato nel 1933, nei giorni dell’ascesa di Hitler, era carico di memorie e simbolismi. “La nostra prima proposta per la ricostruzione del Reichstag non prevedeva una cupola”, racconta l’architetto. “Poi, durante lo sviluppo del progetto, c’è stata la richiesta, da parte di uno degli schieramenti politici, di replicare la cupola originale del Reichstag, simbolo di un potere autoritario, quello del Kaiser, che radunava il parlamento a sua discrezione. A quel punto, ricordo di aver reagito con molta forza contro quella richiesta, mi sembrava assolutamente folle. Al tempo stesso, però, l’idea di un elemento nello skyline di Berlino che fosse il simbolo della nuova Germania unita e democratica era un’idea molto potente. Quindi la sfida è stata sviluppare qualcosa che fosse il simbolo della nuova democrazia e ne è nato qualcosa di unico: il pubblico è sopra i politici, e guarda letteralmente dall’alto in basso coloro che sono al suo servizio”.

Foster ideò così una cupola trasparente, aperta al pubblico, da cui è possibile osservare, al di sotto, il lavoro dei parlamentari. “La prima cosa che vedi è il movimento delle persone all’interno, ed è qualcosa di magico”, sottolinea Foster. “Vedi la pubblica partecipazione. È il processo democratico che si manifesta in modo visibile. E la notte, quando la cupola è illuminata, trasmette alla città e alla nazione l’idea che la democrazia è al lavoro”.