Il teatro di Eduardo De Filippo

23 Dicembre 2020


120 anni fa nasceva a Napoli Eduardo De Filippo. Nonostante i tanti anni trascorsi, Eduardo, con il suo genio, è entrato nella storia del teatro. La sua commedia è considerata ormai un classico dal valore assoluto, per significato e simbologia, che riesce ad arrivare forte e chiara ancora oggi con la stessa intensità di quando è stata scritta. Quello che rende il teatro di Eduardo senza tempo sono i temi: le crisi famigliari, i rapporti interpersonali tra uomo e donna e tra padre e figlio, il disagio nella perdita dei valori, le tensioni e i conflitti individuali, il senso del dovere e la vendetta; ma soprattutto la ricerca di una verità che dia senso alla vita di tutti i giorni, scoprendo falsità e inganni generati sia dalle debolezze dell’uomo che dall’inasprimento e dalla competitività della società. E cosa c’è oggi di più contemporaneo, e forse anche di trasgressivo, che la spinta a cercare la verità in un’epoca dominata dalle fake news?

Il teatro per Eduardo De Filippo è il luogo della sua vita: è l’unico posto dove trova pace, perché lì, e nelle ore in cui scrive le sue commedie, riesce a sciogliere e risolvere i nodi dell’esistenza e soprattutto della sua origine. A raccontarlo, nel documentario Il Nostro Eduardo, in onda venerdì 25 dicembre su Sky Arte, è per la prima volta la sua famiglia – i nipoti, i figli di Luca, Matteo, Tommaso e Luisella.

Hanno aperto i cassetti di casa e scovato fotografie e filmini inediti, nonché tante lettere che descrivono il vero Eduardo, lontano dalle rappresentazioni spesso trasfigurate dal tempo.

Era figlio illegittimo, insieme ai fratelli Peppino e Titina, di Eduardo Scarpetta, il più famoso attore e commediografo dell’epoca. Il teatro, cura e terapia della sua anima, diventa così uno straordinario osservatorio delle anime dell’uomo moderno, volubile, pronto al compromesso, contraddittorio, fragile, ma sempre in cerca di una via d’uscita che restituisca l’armonia che certo era mancata nella sua infanzia.

Il documentario evidenzia tutto ciò che nella sua opera, ma anche nelle sua attitudine alla vita, è estremamente contemporaneo. Forse ancor più di Pirandello, a dispetto dell’iconografia in bianco e nero che lo riguarda e di quella magrezza da uomo del dopoguerra, Eduardo ci parla. Ci parla tra l’altro con una lingua che, come nel caso della recente trasposizione filmica de Il sindaco del rione Sanità di Martone, non ha bisogno di alcun intervento di “modernizzazione”.