Il futuro secondo Richard Sennett

5 Novembre 2018


Il modo in cui progettiamo le nostre città è il migliore possibile? Il più adatto a garantirci un futuro libero e sereno? A rispondere di no è Richard Sennett, sociologo della London School of Economics e dell’MIT, collaboratore dell’UNESCO, protagonista di uno degli incontri del ciclo Immaginare il futuro, ospite del grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino.

Sennett, nella sua riflessione documentata dallo speciale in onda lunedì 5 novembre, denuncia come in tutto il mondo si vada diffondendo il modello di “città chiusa”, un ambiente prevedibile, che non facilita l’innovazione, la mobilità sociale e l’integrazione, a causa dell’eccessiva programmazione e di un rapporto troppo stretto e banale tra forma e funzione degli spazi.

A ciò contrappone la “città aperta”: uno spazio poroso dove attività e persone si mescolano in maniera flessibile. Un ambiente incline alla tolleranza e dominato da uno dei capisaldi teoretici della riflessione di Sennett: il valore del lavoro artigiano, basato sul dialogo tra conoscenza e manualità.