Danza e provocazione

3 Maggio 2019


Secondo appuntamento, su Sky Arte, con Dance – Perché balliamo, la serie dedicata alla danza in tutte le sue sfumature, condotta dall’acclamato coreografo anglo-bengalese Akram Khan.

Durante l’episodio in onda lunedì 6 maggio, intitolato Provocazione, Khan ci invita a reimmaginare come potrebbe essere la danza quando ha l’obiettivo di provocare. Vedremo come il lavoro dell’americano Kyle Abraham traduca graffianti messaggi sulla politica razziale in coreografie dalla rilevante importanza sociale, trasformando la sua rabbia in ballo in un assolo sulla spiaggia di Venice Beach, California.

Bill T Jones, leggendario ballerino e coreografo che per oltre 40 anni ha commentato le politiche sociali, sessuali e razziali, attraverso la danza ha fatto dell’attivismo la sua poetica, suscitando sia riscontri positivi che critiche. In questo episodio indagheremo inoltre il lato oscuro dello spirito umano, grazie soprattutto a Nicht Schlafen, ultimo lavoro del fiammingo Alain Platel.

Dall’altra parte dell’emisfero, la coreografa Germaine Acogny ci mostrerà come per oltre 50 anni ha lavorato per ribaltare lo stereotipo occidentale nei confronti della danza africana, in un intenso discorso sull’identità culturale del continente nero, meritandosi così il titolo di “madre della danza contemporanea africana”. La vedremo ballare sulla spiaggia vicino a casa sua, in Senegal.

In Belgio, l’artista e coreografo Jan Fabre si auto definisce “un gangster nel panorama artisticoDagli anni Ottanta l’artista belga usa la danza come elemento essenziale per le sue performance, con lo scopo di scandalizzare e sfidare i preconcetti del pubblico. Il suo intento dichiarato è di infastidire i signori dell’arte davanti ai loro occhi, senza che se ne accorgano. Visiteremo il suo teatro, nella città di Anversa, e assisteremo alle prove di un suo lavoro.

Infine, esploreremo la danza come atto capace di rivoluzionare non solo la società ma il concetto stesso di arte. A questo proposito, la compagnia londinese Candoco ha stravolto il concetto di corpo danzante perfetto, esplorando, grazie a un corpo di ballo composto da persone disabili, le diverse potenzialità artistiche del corpo umano.

Commentate sui social network la speciale serata attraverso l’hashtag #Whydowedance.


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