Rinascimento alla pratese

25 Settembre 2013


Firenze e Roma, Milano e Venezia. E poi ancora Ferrara, Mantova, Siena ed Urbino. Molteplici le piccole e grandi capitali del Rinascimento, gemme di quella straordinaria e irripetibile stagione che ha elevato l’Italia ai vertici della scena artistica internazionale. Un’età dell’oro, vissuta a livello diffuso. Anche a Prato: dove il cantiere per la cattedrale di Santo Stefano richiama maestranze dai più importanti centri della Toscana. Attirando firme che hanno fatto la Storia.

Un viaggio nelle più segrete dinamiche di una bottega quattrocentesca quello che Sky Arte HD propone grazie a una nuova puntata di Grandi Mostre, la serie che entra nel backstage dei maggiori eventi espositivi in calendario, oggi, in Italia. Direzione Prato, dunque, con il Museo di Palazzo Pretorio a farsi teatro per una delle più importanti temporanee del 2013.

Arrivano dai più prestigiosi musei del mondo e da esclusive collezioni private, riunite per la prima volta dopo secoli. Sono le ante e le predelle di pale d’altare frutto della facoltosa committenza pratese, poi smembrate e disperse ai quattro angoli del globo: un minuzioso lavoro di ricerca quello che permette di compilare un mosaico di rara e stupefacente bellezza.

Prato esigeva i migliori. Donatello e Michelozzo, Paolo Uccello e Filippo Lippi; fino al figlio di quest’ultimo, Filippino, che più di ogni altro ha legato il proprio successo alla città toscana. Un catalogo di assoluta importanza quello messo insieme in occasione della mostra, che offre sguardi inediti e nuove letture critiche sul lavoro dei più grandi maestri del Quattrocento. Contribuendo ad aggiungere un nuovo punto di interesse sulla ricca mappa dell’arte italiana.

La curiosità – Il cantiere per l’ampliamento della cattedrale di Prato si apre a seguito del crescente flusso di pellegrini accorsi in città, dalla fine del Trecento, per pregare davanti alla reliquia della Sacra Cintola. Un oggetto capace di richiamare folle di fedeli, e per questo ambito dalle storiche rivali della città: la leggenda narra del tentativo di furto da parte del pistoiese Musciattino. Colto sul fatto e punito con l’amputazione della mano. Una macchia rossa, ancora oggi, rompe il nitore della facciata del Duomo: la tradizione vuole sia una chiazza del sangue del ladro, rimasta come monito imperituro.