A scuola di immagine. Con Gabriele Basilico

10 marzo 2014


“Osservare con attenzione il paesaggio cercando di introiettarlo, di farlo aderire alla tua dimensione percettiva”. Semplice, no? Certo: se ti chiami Gabriele Basilico! Sky Arte HD ricorda il grande fotografo milanese proponendo una sua lunga e appassionata intervista. Una testimonianza unica, raccolta dal regista Giampiero D’Angeli e prodotta da Giart in collaborazione con Contrasto.

Nel corso di questo documentario Basilico ci insegna, in modo mai così chiaro e limpido, a osservare. A governare “il modo in cui si guarda la realtà. Il modo dolce, il modo attento di comprensione e di rispetto con cui si guarda quello che sta al di là dell’obiettivo” . Le telecamere seguono il maestro in una Milano – la sua Milano – in trasformazione, nel groviglio di cantieri che preparano l’appuntamento di Expo 2015. Condizione ideale per scattare, consegnando all’eternità piccoli grandi sprazzi di memoria.

Basilico si rivela generosissimo compagno di viaggio. Non solo ci concede una vera e propria lezione sulla filosofia del paesaggio, sul modo di guardare il contesto urbano e le sue magmatiche evoluzioni, sulla sottile e delicata relazione tra tempo e spazio dell’osservazione. Ma si apre nel rivelare preziose “dritte” del mestiere, entrando nel campo di una tecnica che riesce a non appesantire di tecnicismi, insegnandoci quali obiettivi usare, come calibrare l’esposizione. Come tendere, insomma, all’immagine ideale.

L’esperienza diretta, provata e misurata sul campo, ci consente di entrare in modo unico e privilegiato nel cuore delle questioni metodologiche e concettuali che hanno segnato la cifra stilistica di Basilico. Dando chiavi di lettura più approfondite e intense dei suoi grandi reportage: partendo dalla memorabile documentazione della Beirut massacrata nel corso della guerra in libano dei primi Anni Ottanta e arrivando alle plastiche e irreali scenografi della Silicon Valley.

La curiosità – la rilevanza dell’esperienza artistica di Gabriele Basilico è stata – fin da subito – recepita non solo in patria. Nel 1984 il fotografo è l’unico italiano invitato insieme a mostri sacri come Koudelka e Doisneau, alla Mission Photographique de la Datar  , missione dedicata al reportage di paesaggio commissionato dal governo francese.


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