Sol LeWitt, un artista dai mille volti

4 gennaio 2013


Uno, nessuno, centomila. Il titolo del capolavoro di Luigi Pirandello può essere preso a sintesi perfetta del carattere e dell’istinto creativo di Sol LeWitt, tra i più sensibili interpreti dell’arte contemporanea. Omaggiato, a cinque anni dalla scomparsa, dal Museo MADRE di Napoli: con la prima retrospettiva mai dedicatagli da uno spazio pubblico italiano. Un evento di portata internazionale, pronto ad essere replicato – in primavera – al Centre Pompidou di Metz.

Un appuntamento così esclusivo merita, dunque, i riflettori de La mostra della settimana: l’occhio delle telecamere di Sky Arte HD entra, curioso, dietro le quinte di un allestimento ricco e complesso; segue la nascita della mostra dall’arrivo delle opere, molte delle quali ignote al grande pubblico, fino al momento del vernissage. Occasione unica per osservare cosa si nasconde dietro la creazione di un grande evento espositivo.

Un percorso rigoroso quello proposto in mostra, a indagare le diverse stagioni creative di un maestro infaticabile; sempre curiosissimo, perennemente a caccia di stimoli visivi in grado di sedurre e ispirare. L’amore di LeWitt per Napoli, meta di visite frequenti alla storica galleria di Lucio Amelio, viene ricambiato con un evento imperdibile: sono icinquantina i pezzi autografi, che spaziano dai disegni alle sculture, per un arco temporale che copre mezzo secolo di lavoro.

Suggestiva la sezione che mostra i progetti incompiuti per cinque grandi disegni murari, insieme agli “scrubbles” – gli scarabocchi – realizzati dai suoi allievi partenopei. Determinante per conoscere modelli e aspirazioni di LeWitt è il saggio della sua collezione privata, con un centinaio di opere di amici e colleghi artisti, raccolte nel corso degli anni: da Mario Merz a Sandro Chia, passando per Alighiero Boetti e Jannis Kounellis.