Tremate, tremate: le Femen son tornate!

25 Giugno 2014


“Non so chi sono senza Femen” . Affermazione drammaticamente innocente quella di una delle attiviste del collettivo che da oltre cinque anni imperversa per l’Europa: reclamando l’attenzione dei mass-media sull’emancipazione negata alle donne ucraine e – con loro – a quelle di buona parte dei Paesi usciti dal blocco ex-sovietico. Non è inattuale la battaglia del femminismo, non in nazioni divise tra retaggi del passato e ansie di rinnovamento. Una guerra ancora aperta che, come tale, presenta tutte le sue contraddizioni.

Appuntamento speciale quello che Sky Arte HD propone all’interno delle serate dedciate al Biografilm Festival, la rassegna che da vent’anni a Bologna indaga il cinema raccontato in primo persona. Tra i titoli più intriganti delle passate edizioni anche Femen – L’Ucraina non è in vendita, oggi finalmente approdato sul piccolo schermo. Per raccontare il rapporto distrofico, costruito su labilissimi compromessi, tra ideologia e società della comunicazione.

Oksana, Irina, Sasha, Anna, Inna e le loro compagne hanno scioccato e incuriosito il mondo con le loro azioni di guerrilla sexy: esibendosi nude in situazioni di massima visibilità pubblica, gridando slogan contro la mercificazione di quello stesso corpo che si fa megafono e manifesto per le loro rivendicazioni. Contro un contesto che vede la donna asservita alle esigenze dell’uomo: dalle più bieche a quelle santificate dalla laica ortodossia della tradizione patriarcale.

La nudità che ci mostra il documentario firmato dalla regista australiana Kitty Green è però in questo essenzialmente emotiva. Quasi spirituale. Le militanti del movimento si spogliano di ogni ritrosia e raccontano se stesse, i propri sogni e le proprie aspirazioni; ma anche la difficoltà di mantenere la lucidità a fronte della banalizzazione del proprio messaggio politico. Nelle loro parole lo spaesamento di chi si rende conto del rischio di trasformare la propria lotta in una farsa.

La curiosità – Solidarietà tra attiviste quella inscenata nel 2012 dal gruppo Femen, che ha solidarizzato con il collettivo art-punk russo delle Pussy Riot, incriminato per blasfemia dopo aver tenuto una performance provocatorio in una chiesa ortodossa. Le militanti ucraine hanno risposto facendosi ritrarre mentre, a seno nudo, abbattono a colpi di motosega un’enorme crocefisso.