Un maestoso Pollini interpreta Brahms

7 marzo 2013


Maurizio Pollini non è un pianista. È il  pianista. Esteta del suono, cercatore instancabile della più sublime perfezione tecnica; esecutore di classe impareggiabile, dotato di orecchio assoluto e talento unico. Non ha nemmeno vent’anni quando costringe Arthur Rubinstein ad ammettere che non esiste, al mondo, qualcuno in grado di superarlo. Un primato che, a distanza di mezzo secolo, il maestro non accenna a voler cedere.

Le eccelse doti di Pollini illuminano la prestigiosa cornice del Teatro dell’Opera di Dresda, tempio tedesco della musica classica, per un concerto imperdibile. Sul podio Christian Thielemann, tra le migliori bacchette al mondo, ospite fisso del festival wagneriano di Bayreuth e di quello di Salisburgo; sul palco un’orchestra dalla qualità prossima alla perfezione. E, naturalmente, il gran coda di Maurizio Pollini.

Repertorio basato sull’intimismo romantico di Johannes Brahms, autore tra i più affascinanti dell’Ottocento tedesco. Ideale antagonista delle furiose cavalcate di Wagner, ispirato da Beethoven e amico di Schumann e Liszt: Brahms è figura schiva eppure fondamentale. Al pari della sua musica: una placida, calma ma inesorabile rivoluzione sonora. Capace di toccare le corde più sensibili dell’animo, in un coinvolgente e magico effetto.

In scaletta la celeberrima Ouverture Tragica in Re minore, pagina della maturità che il compositore ha volutamente scritto nell’intento di suggestionare il proprio pubblico, suscitano un’empatia quasi ipnotica. A seguire il Concerto n°1 in Re minore per pianoforte e orchestra: frizzante opera prima di un genio agli esordi, grandioso nell’impaginazione di una travolgente ragnatela di irresistibili melodie.