Una storia del rock formato videoclip

23 Ottobre 2012


Video killed the radio star: così cantavano i Buggles nel ’79, aprendo di fatto la parabola del pop anni ’80. Così, oggi, Sky Arte HD titola una finestra sul variegato mondo del videoclip: un genere espressivo ormai maturo, punto di incontro tra musica e immagine. Un ambito nel quale non è raro imbattersi in registi di grido; un linguaggio capace di suggestionare l’immaginario collettivo e determinare la fortuna o l’insuccesso di canzoni e band di tutto il mondo.

Appuntamento con alcune tra le più grandi e influenti rock-star in circolazione: chiacchierate informali per capire, insieme, come il video abbia influenzato la loro attività artistica e il loro rapporto con il pubblico. Si parte, giovedì 7 novembre, con gli U2. Scelta non casuale, se consideriamo che l’ascesa di Bono e compagni all’Olimpo del rock coincide con la nascita di MTV e con l’esplosione del videoclip. Strumento di cui sono sempre stati saggi utilizzatori.

Sono passati oltre trent’anni dalle atmosfere affettate di “I will follow”, video del singolo tratto dall’album d’esordio “Boy”: gli U2 ripercorrono la loro esperienza davanti alle telecamere, tra aneddotica pura e precise letture su metodi di lavoro e scelte di immagine. Con un tributo ad Anton Corbijn, il fotografo e regista di band come Depeche Mode, che ha firmato più di un video per Bono e soci.

Immancabile, poi, il riferimento a “Where the streets have no name”: un inno per i fan della band irlandese, una pietra miliare per la storia del videoclip. L’esibizione del gruppo sul tetto di uno studio di Los Angeles, nell’omaggio all’ultimo concerto dei Beatles, diventa uno straordinario documento in presa diretta; un ideale passaggio di consegne tra i Fab Four e il gruppo di Dublino, un momento che resterà scritto nella storia del rock.