Viaggio a New York, alle radici dell’astrazione

26 febbraio 2013


“Quando il futuro diventa … ora!” con queste parole Roberta Smith, celebre e temutissima critica del New York Times , ha definito “Inventing Abstraction”: evento che accende i riflettori del mondo dell’arte sul MoMA di New York, teatro di un nuovo appuntamento con La mostra della settimana. Nelle sale di uno tra i più famosi musei del mondo un viaggio, ricco e completo, alle radici dell’astrazione: linguaggio tra i più magici e misteriosi, intriganti e poetici.

Un corpus sterminato di opere: oltre 300 i pezzi esposti, a documentare un lasso di tempo concentrato in soli 15 anni. Periodo fondamentale per l’evoluzione dell’arte contemporanea, finestra temporale di incredibile vitalità e frenesia: la mostra si apre con opere del 1910 e si chiude a metà degli Anni Venti, documentando l’attività di una novantina di artisti di livello assoluto. Da Picasso e Picabia fino a Delauney e Kandinsky.

Spazio alle provocatorie e lucidissime follie di Hans Arp e Marcel Duchamp, che fanno da ideale contraltare alle speculazioni cubiste di Léger; su analoghe eppure diversissime lunghezze d’onda si muove l’indagine sulla grande scuola dell’avanguardia russa, con i vari Mikhail Larionov, Natalia Goncharova e, soprattutto Kasimir Malevič. Non mancano le opere di artisti poco noti al grande pubblico come Uri Aran e Lisa Beck: piacevolissime riscoperte.

La mostra del MoMA documenta, con una mirabile operazione di sintesi, un’idea di arte totale: perché non solo pittura e scultura ad essere documentate; ma anche le coreografie di Mary Wigman e le poesie di Apollinaire e Blaise Cendrars. Uno sguardo complessivo, capace di abbracciare in modo mai così ricco un panorama estremamente variegato, complesso mosaico dal fascino inarrivabile.