La vita è breve, ridiamoci su!

4 Luglio 2014


Cinica, dissacrante, amara. E assolutamente irresistibile. È la comicità che serpeggia nella mini-serie che ha preso a schiaffi il politically correct , riscrivendo le regole del compassato e granitico humour inglese. Miscelato con il gusto per la trivialità proprio della tradizione della commedia americana: incontro esplosivo tra due scuole di pensiero, per una co-produzione che vede come protagonisti il colosso dell’intrattenimento HBO e la BBC.

Approda finalmente anche in Italia Life’s Too Short, irresistibile serial che gioca sullo sfalsamento tra realtà e finzione; una meta-narrazione che ironizza sui meccanismi dello show-business, baco che rode il sistema dall’interno. Mettendone in luce tutte le contraddizioni, le storture, le irrimediabili assurdità; invitando infine a guardare al tutto con leggerezza. Perché, in fondo, la vita è davvero troppo breve per accapigliarsi e inacidirsi!

Eroe dello show è Warwick Davis, attore affetto da nanismo ormai in fase di stanca: con poche buone proposte lavorative e la convinzione di dover dare una svolta alla propria carriera. Magari accettando la proposta dei sarcastici Ricky Gervais e Stephen Merchant, che in veste di sceneggiatori e producer immaginano una serie che racconti i quotidiani tentativi di Warwick di farsi largo nel mondo del cinema.

La miccia è innescata, ora basta solo far deflagrare la bomba di un divertimento irresistibile, costruito su tempi comici incalzanti e sulla potente presenza scenica di Warwick. Attorno a lui personaggi inventati ed altri che interpretano semplicemente se stessi, nella confusione di ruoli che è propria della fabbrica dei sogni; in un crescendo di situazioni paradossali ma assolutamente plausibili. Con ospiti speciali del calibro di Johnny Depp, Liam Neeson, Helena Bonham Carter…

La curiosità – È stata studiata a lungo nei centri di ricerca dell’Università del Lancashire e di Groningen: è la cosiddetta “sindrome dell’uomo basso”, anche nota come “complesso di Napoleone”. Una tendenza all’aggressività sviluppata come reazione da chi non accetta un statura inferiore alla media, come nel caso – ovviamente fittizio e imposto dal copione – di Warwick. Il riferimento all’imperatore francese rischia però di rivelarsi errato. Recenti analisi tendono a smentire il fatto che Bonaparte fosse alto solo 1,57, “alzandolo” a 1,68.