Ai Weiwei. Arte come rivoluzione

10 settembre 2014

Ai Weiwei

Non è più tempo – ammesso lo sia mai stato – dell’arte fine a se stessa; né dunque dell’artista estraneo alle dinamiche della società in cui vive, obliato nella torre d’avorio della propria ricerca formale. Indispensabile, oggi, il contributo di chi ha la lucida sensibilità di leggere il presente con chiarezza; restituendo visioni a tratti crude e negative – ma sempre calzanti. È tempo allora che gli artisti prendano posizione, salgano sulle barricate, rivendichino il proprio ruolo di agitatori della coscienza collettiva.

Non si può restare indifferenti davanti all’esperienza creativa di Ai Weiwei, il più grande artista cinese vivente e tra le firme più importanti e influenti al mondo; non si può non sviluppare una forma di empatia nei confronti del coraggio che dimostra nella sua pacifica ma estenuante lotta per affermare – anche nel suo Paese – diritti individuali ovunque basilari per ciò che riguarda la libera espressione.  Non si può, allora, non lasciarsi affascinare da Never Sorry.

Alla giovane regista Alison Klayman il compito di contenere nello spazio filmico l’esplosiva vitalità di un uomo instancabile, più forte dei bavagli e delle minacce, degli aut-aut e delle censure. Ma anche, al tempo stesso, un fine architetto della propria immagine pubblica, sostenuta costantemente grazie alla rete: con migliaia di follower  a seguirne le gesta, Ai Weiwei dimostra di sapere gestire al meglio la propria immagine.

È proprio lo scarto tra la dimensione privata e quella pubblica della vita dell’artista che si realizza il punto focale dell’indagine di Klayman. Con l’insistita esposizione mediatica a diventare per Ai Weiwei una precaria garanzia di immunità e, contemporaneamente, una ulteriore sfida al sistema che sta contribuendo a mettere in crisi: finché il mondo seguirà le sue azioni provocatorie sarà difficile, per il governo di Pechino, ridurlo al silenzio.

La curiosità – Se lo fa lui… posso farlo anch’io! Celebre l’opera che vede Ai Weiwei fotografato in sequenza mentre lascia cadere a terra un tipico vaso della tradizione cinese; altrettanto celebre l’azione che nei mesi scorsi ha visto un sedicente artista ispanico rompere a Miami una ceramica autografa del maestro. Un gesto a metà tra provocazione ed emulazione, che ha causato un danno prossimo al milione di dollari.


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