Sky Arte HD
SkyArte

Toulouse-Lautrec à la Belle Époque

FONDATION PIERRE GIANADDA - dal 01/12/2017 al 03/06/2018
Toulouse-Lautrec à la Belle Époque

FONDATION PIERRE GIANADDA

Rue du Forum 59 - 1920 Martigny Switzerland
+41 277223978

Info box

Generi: disegno e grafica

Autori: Henri Toulouse-Lautrec

La Fondation Pierre Gianadda ha il privilegio di poter esporre in questa nuova stagione e per la prima volta in Europa una collezione privata eccezionale che comprende in particolare più di cento manifesti e stampe scelti tra i fogli più spettacolari di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901). La Fondation Pierre Gianadda ha il privilegio di poter esporre in questa nuova stagione e per la prima volta in Europa una collezione privata eccezionale che comprende in particolare più di cento manifesti e stampe scelti tra i fogli più spettacolari di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901).
È opportuno sottolineare che il giovane Lautrec ha realizzato in meno di quindici anni una produzione considerevole dove ha grande rilievo l’opera grafica: egli morì nel 1901, due mesi prima del suo trentasettesimo compleanno, avendo vissuto meno a lungo di un’altra meteora dell’arte del suo tempo, il suo amico Vincent Van Gogh.

Questo personaggio di nobile stirpe, dall’antica ascendenza aristocratica aquitana, si impose in una decina d’anni (1890-1900), dopo l’apprendistato negli atelier di Léon Bonnat e poi di Fernand Cormon, come un lavoratore senza pari, un incisore, un litografo e un produttore di manifesti dall’occhio e dall’impronta acuti – senza dubbio la figura più incisiva della Belle Époque di fine secolo.
Non dimentichiamo comunque il suo eccellente impegno come pittore indipendente, slegato da ogni movimento estetico, distante sia dagli impressionisti che dai nabis.
Questa figura dall’handicap fisico pesante – la sua leggendaria bassa statura, derivante da tare genetiche, lo segnò pesantemente – seppe comunque sviluppare con tatto e alacrità una voglia di vivere vorace e un senso dell’amicizia canagliesca fuori dal comune. Un esempio eclatante fra gli altri: il manifesto di lancio de La Revue blanche fondata dai fratelli Natanson dove l’elegante Misia in tenuta da pattinatrice, con un lungo cappotto blu punteggiato di rosso, un cappello con grande elemento piumato, la pelliccia del soffice coprispalle e del manicotto per avvolgere le mani, sembra lanciarsi sulla strada verso alcuni begli spiriti usciti dal suo salone letterario parigino.
Il visitatore potrà soprattutto rivivere attraverso queste opere il periodo d’oro della vita notturna di Montmartre, la bohème bruciante ubriacata dalle canzoni impertinenti e dagli scherzi licenziosi dei cabaret riservati (Le Mirliton, Le Jardin de Paris, Le Moulin de la Galette), dei caffè (Le Chat noir), dei caffè-concerto (Le Moulin rouge, Le Divan japonais o Les Folies Bergère), ma anche dei teatri parigini (Les Ambassadeurs, dove si esibisce Aristide Bruant) o il circo e la clownesse Cha-U-Kao. Con la gestione sapiente dei suoi grandi manifesti a colori, le immagini in chiaroscuro mettevano in bella evidenza le figure più intriganti dell’epoca Yvette Guilbert, Jane Avril e il suo mentore Valentin le Désossé, La Goulue, e poi le dive del teatro Marcelle Lender, May Belfort o Sarah Bernhardt. Ma Lautrec è anche, grazie a Bonnard l’ammiratore delle biciclette Simpson e il lettore dei romanzi popolari firmati Victor Joze (Reine de joie. Mœurs du demi-monde).
Questo insieme vario, che si sviluppa attorno all’universo molto ispirato delle stampe che Lautrec ha saputo portare a livelli eccelsi, sarebbe stato naturalmente incompleto se avessimo perso l’occasione di presentare le prove audaci della raccolta Elles, una serie di undici litografie a colori in cui l’artista traduce, con tenerezza e umanità, l’intimità senza finzioni che egli condivideva con le donne di facili costumi delle case chiuse così care al suo cuore e più ancora al suo corpo… « i tuoi occhi sono come un riflesso di stella in un solco » sussurrava loro il suo amico e contemporaneo Jules Renard.

Henri de Toulouse-Lautrec, l’uomo che amava le donne, divorato dall’alcolismo e dalla sifilide, si spense nel 1901 nel castello di famiglia di Malromé, in Gironda. Avendo compiuto un’opera senza eguali, egli può dirsi il più rabelaisiano dei pittori della modernità liberata della Belle Époque…

A completamento di questo florilegio eccezionale, viene proposto un insieme molto scelto di dipinti e di fogli originali di suoi contemporanei e amici di cui il collezionista ha pazientemente rintracciato esemplari fondamentali – fra cui un capolavoro di Louis Anquetin L’Intérieur de chez Bruant. Le Mirliton, tela del 1886, e opere di Pierre Bonnard, Théophile Alexandre Steinlen, Félix Vallotton, Jacques Villon e… Pablo Picasso (la serie completa dei Saltimbanques) – che raccontano bene ciò che avveniva nella Parigi della III repubblica segnata dalle parole di Émile Zola e dall’affaire Dreyfus, tra modernismo e attualità.
Il catalogo comprende, con una ricca iconografia, un saggio di Gilles Genty, storico dell’arte specialista del periodo, e uno di Daniel Marchesseau, curatore della mostra.

Daniel Marchesseau