Concrete Siberia: un libro sull’architettura brutalista siberiana

13 giugno 2020

Copyright © Zupagrafika, 2020

Alzi la mano chi è affascinato dalle ambientazioni distopiche dei territori dell’ex Unione Sovietica. Alzi la mano chi ci vivrebbe, invece, in quei territori, correndo il rischio di svegliarsi ogni mattina circondato di neve, cemento e da una fitta atmosfera fatta di romanticismo, malinconia e una velata disperazione. A qualunque di queste due categorie apparteniate, la nuova pubblicazione di Zupagrafika non potrà lasciarvi indifferenti.

Dopo Eastern Block, Panelki e altri ghiottissimi volumi degni di una libreria con la maiuscola, la piccola casa editrice polacca porta oggi sugli scaffali il suo tributo all’edilizia e all’urbanistica siberiane. Succede con Concrete Siberia. Soviet Landscapes of the Far North, ultimo tassello di un’appassionante ricerca sulle architetture brutaliste dell’Europa orientale.

IDENTITÀ E PAESAGGIO RUSSO

Sfogliando le oltre cento immagini scattate dal fotografo russo Alexander Veryovkin, tutti gli stereotipi della cultura e del paesaggio russo emergono implacabili e senza sconti: strade deserte, bottiglie di vodka abbandonate agli angoli della strada, manti di neve e donne impavide che sfidano il vento sotto pellicce di bisonte. Ma, soprattutto, a catturare l’attenzione del lettore sono le grandi costruzioni a “blocchi”, espressione per eccellenza del modernismo sovietico: enormi strutture in calcestruzzo, tutte uguali tra loro, costruite per ospitare i tanti lavoratori che nel dopoguerra si spostavano dalle campagne alle città. E poi ancora fabbriche, monumenti in omaggio allo spirito patriottico e grandi quartieri residenziali, creati per offrire agli abitanti l’illusione di una realtà che doveva contenere tutto in poche centinaia di metri quadrati.

Suddivise nei vari capitoli, le singole città indagate (Novosibirsk, Omsk, Krasnoyarsk, Norilsk, Irkutsk e Yakutsk) offrono un quadro convenzionale eppure veritiero del paesaggio siberiano, accompagnando con mano il lettore nel fascino e nelle contraddizioni del grande territorio russo – frutto di un sistema che, abbagliato dall’eterno mito dell’impero zarista, attende pacato la rinascita e la riconquista del mondo oltreconfine. Anche oggi, quando quei palazzoni emaciati cominciano a riempirsi di crepature, e il cemento più solido crolla di fronte allo scorrere del tempo.

[Immagine in apertura: Concrete Siberia. Soviet Landscapes of the Far North, Copyright © Zupagrafika, 2020]