Tutti i musei progettati da Alvar Aalto in un’unica mostra di architettura

1 Gennaio 2021

Aalborgin taidemuseo Kunsten (1969–73) julkisivu, Tanska. The Aalborg Art Museum, Kunsten (1969–73) facade, Denmark. Photo Maija Holma © Alvar Aalto Foundation.

Scomparso a Helsinki nel 1976, il progettista finlandese Alvar Aalto è indiscutibilmente una figura chiave della scena architettonica mondiale del Novecento. La sua influenza ed eredità, regolarmente indagate dalle iniziative culturali promosse dalla Alvar Aalto Foundation, rappresentano una “materia viva”, in grado di ispirare progetti editoriali, espositivi e persino cinematografici ovunque nel mondo. Tra le mostre più recenti dedicate alla sua produzione, The Dream of a Museum. Alvar Aalto’s Museum Designs è l’ultima a essere ospitata nella galleria dell’Alvar Aalto Museum prima della chiusura dell’edificio. Situata nella città finlandese di Jyväskylä, questa sede museale (che riaprirà al pubblico il 10 gennaio 2021) nei mesi a venire sarà infatti oggetto di un importante intervento di ristrutturazione, la cui conclusione è attesa entro il 2023.

Visitabile fino al 21 marzo prossimo, The Dream of a Museum. Alvar Aalto’s Museum Designs offre una panoramica completa dei musei progettati dal celebre architetto nell’arco della sua carriera: ben quindici, solo tre dei quali sono stati effettivamente realizzati, tra cui quello che accoglie la mostra. Oltre a ripercorrere le vicende costruttive del Museum of Central Finland (1956-61), del già citato Alvar Aalto Museum (1971-73) e del Kunsten Museum of Modern Art Aalborg in Denmark, l’esposizione si sofferma sulle dodici architetture museali “rimaste su carta”. Per ciascun progetto, esaminato attraverso un selezionato corpus di disegni tecnici, schizzi e altri materiali, a essere evidenziate sono soprattutto la centralità del tema museale nella ricerca di Aalto e le innovazioni proposte di volta in volta.

I 15 MUSEI PROGETTATI DA AALTO IN UNA SOLA MOSTRA

L’arco temporale analizzato dalla mostra si estende dai primi anni Venti del XX secolo fino agli anni Settanta, riuscendo così a coprire le più significative “evoluzioni” dello stile architettonico di Aalto: dal classicismo al funzionalismo. Indipendentemente dai siti di intervento e dall’indirizzo curatoriale dei singoli musei, la mostra consente di evidenziare come alcune cruciali questioni, tra cui le modalità di ingresso e “gestione” della luce naturale, siano state affrontate con specifica attenzione in ogni singolo caso. A essere messe a frutto sono state anche le proposte sperimentate attraverso alcuni iconici allestimenti temporanei di Aalto, come i padiglioni per le esposizioni mondiali di Parigi del 1937 e di New York del 1939 o il padiglione finlandese alla Biennale di Venezia, completato nel 1956.

Concorso dopo concorso, commissione dopo commissione, Aalto ha perseguito con continuità l’idea di dare vita a un “museo ideale”: “la disposizione delle opere d’arte, l’illuminazione che teneva conto del carattere specifico degli oggetti del museo e i movimenti dei visitatori all’interno dello spazio museale erano argomenti per i quali Aalto cercava soluzioni appropriate tramite mezzi architettonici”, ha affermato Tommi Lindh, amministratore delegato della Alvar Aalto Foundation. La mostra, infine, risulta particolarmente attuale in questa fase storica poiché permette di studiare un gruppo di edifici con il quale gli architetti contemporanei si stanno misurando. Oltre all’imminente ristrutturazione completa che attende l’Alvar Aalto Museum, da poco sono stati ultimati gli interventi negli atri due edifici museali realizzati dall’architetto.

[Immagine in apertura: Aalborgin taidemuseo Kunsten (1969-73) julkisivu, Tanska. The Aalborg Art Museum, Kunsten (1969-73) facade, Denmark. Photo Maija Holma © Alvar Aalto Foundation]