Tra i maestri più rappresentativi dell’immaginario statunitense, il pittore Edward Hopper è protagonista di un nuovo documentario. Il film "Hopper. Una storia d'amore americana" farà il suo debutto al cinema il 9 e 10 aprile.

Dopo gli appuntamenti che, nel corso dell’anno, hanno portato nelle sale italiane l’arte dorata di Gustav Klimt e la storia del Museo Egizio di Torino, la stagione 2024 de La Grande Arte al Cinema di Nexo Digital si avvia alla conclusione con l’ultimo, attesissimo, titolo: Hopper. Una storia d'amore americana.EDWARD HOPPER “SBARCA” AL CINEMASul grande schermo il 9 e 10 aprile, la pellicola indaga la biografia e le opere dell'artista che, meglio di chiunque altro, è stato in grado di immortalare la cultura statunitense, i suoi luoghi e i suoi silenzi. Con i suoi dipinti, l’illustre maestro del realismo americano ha dato vita a immagini che, radicandosi nell’immaginario collettivo, hanno influenzato diverse generazioni di artisti come Mark Rothko e Banksy, ma anche cineasti del calibro di Alfred Hitchcock e David Lynch.Con la regia di Phil Grabsky, il documentario ripercorre una “storia d’amore americana”, ovvero quella tra Hopper, l’architettura e gli sconfinati paesaggi statunitensi; questo anche grazie alle interviste a studiosi ed esperti, oltre che agli estratti dai diari personali del pittore, che aprono una finestra unica sulla quotidianità dell’artista. In particolare, il lungometraggio indaga approfonditamente il rapporto tra Hopper e la moglie Josephine Verstille Nivison – che rinunciò alla sua carriera come artista per fargli da manager e da compagna – e il tema della solitudine, protagonista indiscussa e ricorrente dei suoi quadri.EDWARD HOPPER, UNA STORIA AMERICANA“Inizialmente”, dichiara il regista Phil Grabsky, “sono stato attratto dall'idea di un uomo scorbutico, monosillabico e sgradevole, ma ho imparato che questa era una sintesi molto ingiusta dell'uomo Hopper, che è stato molto più complicato e complesso di così. Durante gli studi per il film, ho anche scoperto che non si può capire Edward Hopper senza capire sua moglie, Jo. È per questo motivo che, con il progredire delle ricerche, abbiamo cambiato il titolo in 'Hopper: Una storia d'amore americana', alludendo sia al suo amore per l'architettura e i paesaggi americani, sia al suo rapporto con Jo. L'eliminazione della folla dalle sue scene urbane ci permette di concentrarci sulla narrazione di una persona sola e della sua solitudine”.[Immagine in apertura: Edward Hopper, Nighthawks, 1942. AIC Chicago]
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