​In occasione dell’uscita del docu-film "Pompei. Eros e mito", nei cinema italiani dal 29 novembre al 1° dicembre, abbiamo intervistato Pappi Corsicato. Il regista racconta in prima persona il dietro le quinte di questo intenso viaggio cinematografico fra i segreti del celebre sito archeologico campano.

​Pappi Corsicato, com'è stato per lei lavorare a Pompei? E qual è il suo rapporto con il sito archeologico, con Napoli e con il Vesuvio, al quale Pompei deve indiscutibilmente la sua fine, ma anche il fatto di essere giunta fino a noi?In quanto napoletano, ma anche italiano, a volte anch’io tendo a dare per scontate le bellezze architettoniche e naturalistiche del nostro Paese. Allo stesso tempo, però, vengo rapito dalla magnificenza di questi luoghi, verso i quali sento un profondo legame di appartenenza: mi sento parte integrante di così tanta bellezza e credo che buona parte della cultura napoletana derivi dal mondo antico di Pompei.Che ricordi ha della lavorazione di Pompei. Eros e mito?Avevo già realizzato un progetto a Pompei e sono stato contento di tornarci per questo film. Abbiamo girato in condizioni particolari perché le riprese sono avvenute sia prima del lockdown che subito dopo quando il Parco era ancora chiuso al pubblico. Per la prima volta ho visto Pompei completamente vuota e ho avuto la possibilità di godere della bellezza del luogo in una maniera irripetibile: è stata un’emozione davvero forte. Dal punto di vista produttivo, invece, abbiamo avuto la possibilità di accedere a parti del parco ancora oggetto di scavi e non aperte al pubblico; abbiamo potuto effettuare delle riprese con il drone in assenza di visitatori, potendo scegliere le condizioni migliori a livello di luce.POMPEI SECONDO PAPPI CORSICATO ​Entrando più nel tecnico, quali sfide e criticità pongono le riprese di un sito come Pompei?È un luogo che è stato raccontato da così tanti film e documentari che è difficile trovare un nuovo punto di vista, un nuovo linguaggio, delle nuove riprese. Tuttavia, attingendo alla mia memoria storica, l’ho rappresentato come un luogo epico, classico, legato a un passato remoto ma allo stesso tempo sospeso in un tempo indefinito, destinato a durare in eterno. Perché questa è la particolarità di Pompei. Ho trovato un mio linguaggio, un mio modo di raccontarla. Nelle interviste ho preferito dettagli molto stretti, che drammatizzando le figure dei soggetti coinvolti; ai rifacimenti ho dato un taglio contemporaneo e un sapore onirico, scegliendo degli attori e delle attrici giovani, sensuali, senza sovrastrutture, che evocano la dimensione del mito.Uno degli sforzi rilevabili in Pompei. Eros e mito, riflesso proprio della volontà che citava di raccontare il luogo in modo inedito, riguarda la restituzione dei ritratti femminili. Sacerdotesse, imprenditrici, le donne di Pompei vengono presentate con un maggiore grado di accuratezza...Alla base del progetto c'è anche l'idea di dare vita a una narrazione più al femminile, affrontando temi legati alla sessualità o raccontando la storia di donne realmente esistite che sono riuscite a raggiungere una posizione di potere in un mondo fortemente maschilista. E credo che questo sia un altro elemento di originalità del film.Come ricordava questo non è stato il suo primo lavoro su Pompei; più in generale, nella sua attività spazia molto fra cinema, televisione e teatro. Quali ritiene che siano le potenzialità di raccontare siti archeologici, opere d'arte, interventi di arte pubblicazioni attraverso il cinema? E quali le responsabilità per un regista che si occupa di questo tipo di opere?Indipendentemente dal soggetto, il mio punto di partenza – sia concettuale che operativo – è voler trasmettere un’emozione, senza mai raccontare la realtà in maniera asettica o didascalica. Il mio approccio è sempre drammaturgico, mai dimostrativo. --Prodotto in collaborazione con Sky e Ballandi, Pompei. Eros e mito si inserisce all’interno della serie La Grande Arte al Cinema distribuita da Nexo Digital. Sarà in programmazione nelle sale cinematografiche dal 29 novembre al 1° dicembre 2021. [Immagine in apertura: Backstage di Pompei. Eros e mito. Foto Federica Belli]
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