Il mistero che da sempre avvolge Stonehenge sta forse iniziando a diradarsi. Una recente ricerca scientifica ha rilevato infatti la presenza di un materiale molto resistente all’interno delle pietre del celeberrimo sito archeologico, che potrebbe fornire qualche importante risposta alle tante domande suscitate da uno dei luoghi più misteriosi di sempre.

Esistono luoghi nel mondo il cui potere evocativo è così forte da riuscire a stimolare la nostra fantasia anche solo sentendone il nome, e il sito archeologico di Stonehenge (dichiarato patrimonio UNESCO nel 1986) è sicuramente uno di questi. Proprio per gli enigmi insiti nella sua stessa costruzione, la famosissima struttura neolitica – collocata nella contea di Wiltshire, in Inghilterra, e risalente a circa 5000 anni fa – continua ancora oggi ad attirare la curiosità di molti. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia di una scoperta scientifica che contribuisce a diradare il fitto mistero in cui è immerso Stonehenge. IL DNA DELLE PIETRE DI STONEHENGE Una recente analisi fatta su un campione prelevato dalla cosiddetta “Stone 58” (cimelio lasciato in dono all’ex tagliatore di diamanti Robert Phillips dopo alcuni lavori condotti nell’area archeologica) suggerisce che la sua composizione geochimica possa averla resa estremamente resistente allo scorrere del tempo. Da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One pare proprio che i noti macigni siano composti per il 99,7% di cristalli di quarzo, incapaci di erodersi o sbriciolarsi: il che li rende praticamente indistruttibili.  Lavorando insieme a un’équipe di esperti provenienti dal British Geological Survey, dall'English Heritage e dal Natural History Museum di Londra, il docente di geografia fisica all'Università di Brighton David J. Nash ha sottoposto il campione di Phillips a scansioni a raggi X e TC (tomografia computerizzata). Da ulteriori esami al microscopio è poi emersa la presenza di minuscoli grani disposti all'interno di incastri particolarmente fitti. Gli studi eseguiti sull’esemplare prelevato hanno reso possibile stabilire che le pietre fossero in parte composte tanto da sedimenti riconducibili al Paleogene – databili da 66 a 23 milioni di anni fa – che da materiale risalente alle ben più antiche ere mesozoica e mesoproterozoica. Queste nuove informazioni si sommano agli esiti dei precedenti studi, che hanno identificato in West Woods e nelle Preseli Hills gallesi le zone da cui proverrebbero le materie prime con cui è stato costruito il complesso di Stonehenge. [Immagine in apertura: Photo by K. Mitch Hodge on unsplash]
PUBBLICITÀ