Circoli di pietra in Etruria

MUSEO ARCHEOLOGICO ISIDORO FALCHI - dal 12/07/2014 al 11/01/2015

MUSEO ARCHEOLOGICO ISIDORO FALCHI

Piazza Vetluna Castiglione della Pescaia Italia
+39 0564948058
museovetulonia@libero.it

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Generi: archeologia

Al museo di Vetulonia sarà esposto per la prima volta uno dei tre calderoni bronzei della tomba a circolo dei Lebèti, il cui restauro è stato reso possibile grazie al contributo di Italia Nostra, sezione Castiglione della Pescaia. Sarà inaugurata domani, sabato 12 luglio alle ore 19.30 al Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, in provincia di Grosseto, la mostra “Circoli di Pietra in Etruria”, un evento espositivo che fino all’11 gennaio 2015 coinvolge tre regioni – Lazio, Toscana e Umbria – e tre musei, in particolare, il Museo Civico Archeologico di Vetulonia, che assume il ruolo di capofila, il Museo Civico Archeologico di Grotte di Castro “Civita” e il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto.

Al museo di Vetulonia sarà esposto per la prima volta uno dei tre calderoni bronzei della tomba a circolo dei Lebèti, il cui restauro è stato reso possibile grazie al contributo di Italia Nostra, sezione Castiglione della Pescaia. Con la prima fase del restauro del calderone, risalente al periodo orientalizzante della metà del VII secolo a.C. scavata e scoperta da Isidoro Falchi nel 1913 a Vetulonia, continua il ciclo di restauri di Italia Nostra iniziato da alcuni anni in Toscana. Un impegno che ha permesso di portare a conclusione una serie di interventi di grande rilievo, a cominciare dai restauri di tre opere facenti parte del tesoro della Cappella di Innocenzo XIII, nella chiesa di San Pietro apostolo a Giglio Castello, tra cui il raffinato Crocifisso eburneo, esposto lo scorso anno alla mostra “Diafane passioni. Avori barocchi dalle corti europee”, (Museo degli Argenti in Palazzo Pitti a Firenze). E ancora il progetto “Italia Nostra per gli Uffizi”, in cui l’associazione è stata sponsor, in soli due anni, del restauro di cinque sculture esposte nei tre Corridoi della Galleria, tutte appartenenti al nucleo più antico della collezione medicea, la prima del museo, della “Galleria dei marmi”. Si è trattato del recupero dello pseudo Seneca morente, della Giulia Mesa, di Poppea e di Nerone bambino e dell’Apollo seduto.

Il calderone in bronzo è di ampie dimensioni e di fattura assai raffinata: i grandi Lebèti ornati in bronzo laminato, in prossimità dell’orlo, da teste di leoni e di grifi, sono calderoni che nella vita quotidiana erano adibiti alla bollitura delle carni oppure usati come contenitori per l’acqua. In ambito funerario i Lebèti erano deputati a raccogliere i numerosi oggetti del corredo aristocratico. Pregiatissimi prodotti di provenienza nord-siriaca, testimoniano il profondo e vasto influsso esercitato dall’Oriente.
Il manufatto, che si trovava nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, era in cattivo stato di conservazione per i danni subiti durante la grande alluvione del 1966. Negli anni Ottanta era stato oggetto di un parziale restauro, che si era limitato alla pulitura della superficie e a qualche integrazione, ma che non poteva certo dirsi finito.
L’attuale restauro è stato condotto con sensibilità e maestria dalla restauratrice Adria Coscia ed eseguito a Firenze, sotto la direzione scientifica di Franco Cecchi, funzionario del centro di restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Con questo intervento si è ripristinata la zona lungo i bordi che presenta una tecnica assai raffinata, con protomi di grifo eseguiti con lamine a sbalzo e incise a bulino e con due figure maschili in bronzo fuso. In questa prima fase, con una patinatura che riunisce cromaticamente le varie integrazioni, si è predisposto un perno centrale in plexiglas, poggiante su una base di legno anch’essa patinata, per mostrare il risultato finale che si raggiungerà a recupero completato. I numerosi pezzi mancanti sono già stati individuati e, una volta ripuliti, potranno essere collocati per ricomporre il maestoso calderone bronzeo. Durante il restauro, all’interno del calderone, sono stati rinvenuti minuscoli frammenti di tessuto che verranno ora sottoposti ad analisi per risalire alla loro provenienza.

L’impegno della sezione di Castiglione della Pescaia per finanziare il restauro
Oltre ad aver contribuito direttamente alla sponsorizzazione, Italia Nostra si è fatta capofila di diverse associazioni che hanno attivamente provveduto alla raccolta fondi, come la Società Marina di Punta Ala, la Lega navale Italiana, le Mortelle azienda agricola Antinori, gli Amici del Palio Marinaro, associazioni che hanno così dimostrato il loro grande interesse alla valorizzazione del patrimonio castiglionese.
Diverse sono state le iniziative organizzate dalla sezione di Castiglione della Pescaia a partire dalle visite guidate alle mostre-evento al Museo Isidoro Falchi di Vetulonia nel 2012 e nel 2013, per diffondere la conoscenza delle emergenze artistiche territoriali e diffondere l’amore per l’archeologia. Ricordiamo anche le visite organizzate all’azienda agricola delle Mortelle, per far conoscere come si può fare impresa nel pieno rispetto del paesaggio, altro tema caro alla nostra Associazione. Ringraziamo anche la Lega Navale per aver organizzato la cena per la raccolta fondi da destinare al recupero di questo bene prezioso.
Un ringraziamento particolare va al Direttore scientifico del Museo di Vetulonia, Simona Rafanelli, per aver reso possibile il ritorno di questo splendido manufatto nel proprio luogo di provenienza, in accordo con Carlotta Cianferoni, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Mariarita Signorini
Responsabile restauri e membro del consiglio nazionale Italia Nostra

Mostra «Circoli di Pietra in Etruria: Vetulonia, Orvieto, Grotte di Castro. Una forma peculiare di sepoltura dell’Italia centrale tra il Bronzo Finale e la Prima età del Ferro»

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