Tiziano un autoritratto

MUSEO CORRER - dal 28/03/2014 al 15/06/2014

MUSEO CORRER

San Marco 52 Venezia Italia
+39 0412405211
info@fmcvenezia.it

Info box

Generi: arte antica, personale, disegno e grafica

Autori: Tiziano

L’esposizione al Museo Correr di un affascinante Autoritratto a disegno recentemente ritrovato e riconosciuto a Tiziano Vecellio da autorevoli studiosi internazionali, tra cui David Rosand e Luba Freedman, già rivelato al pubblico per la prima volta nella Mostra Tiziano ultimo atto (Belluno, 2007, a cura di Lionello Puppi), costituisce una delle iniziative più interessanti tra le offerte espositive della prossima primavera veneziana.L’esposizione al Museo Correr di un affascinante Autoritratto a disegno recentemente ritrovato e riconosciuto a Tiziano Vecellio da autorevoli studiosi internazionali, tra cui David Rosand e Luba Freedman, già rivelato al pubblico per la prima volta nella Mostra Tiziano ultimo atto (Belluno, 2007, a cura di Lionello Puppi), costituisce una delle iniziative più interessanti tra le offerte espositive della prossima primavera veneziana.

Il disegno, concesso generosamente in prestito da una collezione statunitense dopo la recente esposizione presso la Fondazione Cosso (San Secondo di Pinerolo), rappresenterà per i visitatori dei Musei di Piazza San Marco una singolare occasione di confronto con l’inaspettata rappresentazione di se stesso consegnataci dal ‘sommo’ Tiziano.

Dal plurisecolare buio della storia riemerge il volto del ‘grande vecchio’ della pittura veneta; giunto quasi all’età di ottant’anni, onorato da imperatori e papi e celebrato ovunque in Europa grazie alle sue opere, Tiziano pare aver affidato ad un fragile piccolo foglio di carta la sopravvivenza della propria immagine terrena.
Concentrato nel profilo della testa, col solo accenno del ricco collo di pelliccia e della cuffia, il rapido e sicuro tratto della matita nera, sempre mobile e vibrante, ma qui insolitamente anche minuto ed analitico, cattura con straordinaria immediatezza l’inconfondibile e familiare profilo del pittore, restituendocene tutta la consapevole dignità conseguita con la sua impareggiabile Arte della Pittura.

“La mostra” – come ricorda Gabriella Belli, direttore della Fondazione Mu.Ve. – “costituirà un’importante sede di dibattito e approfondimento sul non facile campo della produzione grafica tizianesca, specie degli anni maturi, utile agli studiosi per meglio focalizzare il giudizio critico anche su questo bellissimo disegno”.
Per questo, nell’ambito dell’esposizione, è in programma una giornata di studio aperta al pubblico (giugno 2014, data in via di definizione).

>>>

L’esposizione, visitabile con il biglietto e l’orario dei Musei di Piazza San Marco, è accompagnata da un catalogo edito da Fondazione Mu.Ve. – Edizioni Antiga, con nuovi contributi storico-critici di Luba Freedman (Hebrew University – Jerusalem), Jodi Cranston (Boston University), Joanna Woods-Marsden (University of California – Los Angeles), Raymond Waddington (University of California – Davis).

Tiziano, un autoritratto
Problemi di autografia nella grafica tizianesca
¬_

Luba Freedman,
L’Autoritratto a disegno di Tiziano quale dimostrazione della sua arte

Abstract del saggio, dal catalogo della mostra (Fondazione Mu.Ve./ Antiga edizioni)

Questo disegno è il singolare prodotto di Tiziano, il quale nella sua epoca godeva la reputazione di sommo ritrattista ed eccelso pittore. L’ineguagliata qualità dell’immagine e della sua esecuzione sono le ragioni che ci spingono a ritenere il ritratto opera originale del maestro. La scelta stessa del supporto è curata: una carta elaborata e tagliata (soprattutto lungo il bordo inferiore) in modo da somigliare a un foglio di durevole e costosa pergamena, solitamente utilizzata per redigere gli statuti corporativi, le cronache e le lettere diplomatiche della Repubblica di Venezia.
Questa imitazione estetica è collegabile allo status di Tiziano quale pittore ufficiale della Serenissima.
La testa dell’anziano artista è disegnata in modo da rivelare i segni tipici di un volto novantenne, ancora bello, in cui ogni tocco di gessetto nero è ingentilito da una suprema maestria. Quest’opera, di un’elaborata raffinatezza, è eseguita come fosse in alto rilievo, con la testa presentata in modo da assumere una plasticità tridimensionale.
Degni di nota sono gli elementi che circondano il capo, poiché la mano abile di Tiziano raffigurò l’abbigliamento con il mezzo, sottile e nel contempo possente, dell’allusione. La sopravveste di pelliccia e il farsetto sono appena delicatamente accennati, mentre il copricapo di seta e il colletto della camicia di lino sono messi in risalto per la loro maggiore prossimità alla testa. Particolare enfasi è riservata agli organi sensoriali: l’occhio penetrante, il naso aquilino e l’orecchio attento. Le rughe sulla tempia sono un esempio di come il segno a gessetto nero possa somigliare alla tipica pennellata tizianesca. La vividezza dell’immagine disegnata si armonizza con la vivacità associata alla pittura del maestro.
L’analisi del disegno va inserita nell’appropriato contesto. Per molti anni Tiziano lavorò sotto il peso di insinuazioni che la sua abilità e il suo rendimento professionale si stessero deteriorando in conseguenza dell’età avanzata.
L’artista, tuttavia, sfruttò a proprio vantaggio l’immagine della vecchiaia suscitando, al riguardo, un’idea di nobiltà e saggezza.
Le dimensioni del disegno suggeriscono l’uso cui l’opera fu forse destinata: il disegno è sufficientemente piccolo da poter essere inserito in una lettera piegata, probabilmente quella inviata nel 1575 ad Antonio Pérez, che fu Segretario di Stato durante il regno di Filippo II, subentrando in questo ufficio al padre Gonzalo. Antonio, come suo padre, considerava Tiziano un “gran Pintor” e acquistò molte opere dell’artista.
La geometria dell’Autoritratto è un richiamo al legame di Tiziano con i monarchi spagnoli; la forma quasi triangolare del collo sia della pelliccia sia della camicia dell’artista sono intenzionalmente simili a quelli del suo Ritratto di Carlo V seduto. In tal modo Tiziano rammentava ad Antonio il lungo e fedele servizio reso dall’artista alla dinastia asburgica.
Tiziano ponderò ogni singolo tocco del suo gessetto nero o bianco alla luce del motto “Natura potentior ars” (“L’arte è più potente della natura”) tanto da far pensare ad Apelle, cui Antonio Pérez, nelle proprie memorie, paragona a il pittore veneziano.

_

Tiziano, un autoritratto
Problemi di autografia nella grafica tizianesca
¬_

Jodi Cranston,
Disegnando sé stesso: funzione e contesto dell’Autoritratto a gessetto di Tiziano

Abstract del saggio, dal catalogo della mostra (Fondazione Mu.Ve./ Antiga edizioni)

Tiziano sperimentò la rappresentazione di sé stesso in una varietà di materiali.
A partire dalla metà del Cinquecento, il pittore diventò parte di un gruppo di artisti italiani relativamente piccolo che usavano se stessi come soggetti dei loro dipinti.
L’autoritratto sarebbe diventato uno dei generi più importanti di successive generazioni di artisti. Nel momento in cui ritrasse per la prima volta se stesso, Tiziano stava contribuendo alla formazione del genere come lo conosciamo oggi.
Pochissimi artisti veneziani avevano dipinto autoritratti indipendenti prima del 1550. Gli artisti italiani che, al di fuori di Venezia, realizzarono autoritratti dipinti a malapena superarono in numero le loro controparti lagunari. Tiziano non contribuì soltanto alla manipolazione creativa delle aspettative formali del genere, ma anche a creare la percezione che non esistesse nulla di eguale ad un singolo, autorevole autoritratto. Durante gli ultimi trent’anni di vita l’artista dipinse numerosi autoritratti indipendenti (alcuni tuttora esistenti, alcuni perduti) e realizzò questo spettacolare piccolo disegno proveniente da una collezione privata ed esposto per la prima volta al Museo Correr.
Sembra che Tiziano abbia utilizzato la propria immagine per medaglie, stampe e per alcune delle sue composizioni di più figure.
Tutte opere che riflettono la novità del suo interesse, confermata ancor più dalla persistente attenzione che a queste hanno rivolto gli artisti che lo hanno succeduto e che hanno collezionato e riprodotto i suoi autoritratti fino al diciottesimo secolo.
Ma il disegno si differenzia ancor di più sia per la rarità, durante il Rinascimento italiano, di disegni di sé sopravvissuti al tempo, sia per la scarsità di disegni sicuramente attribuibili al pittore veneziano.
In assenza di una nota provenienza per il nostro disegno, non ci può essere nessun parere definitivo sulla sua data esatta, sulla sua specifica funzione e sulla sua precisa relazione con gli altri autoritratti di Tiziano. Tuttavia il disegno merita di unirsi agli altri autoritratti autografi di Tiziano e certamente di ampliare l’elenco di disegni di sé stessi eseguiti nel Cinquecento. Tra tutti gli autoritratti associati a Tiziano, nessuno mostra il pittore nella posa frontale tradizionale prevista per questo tipo di immagine. Egli rappresentava sé stesso come se fosse stato qualcun altro, come se i suoi autoritratti fossero stati ritratti di sé eseguiti da un’altra mano.
Per questa caratteristica specifica il nostro disegno sembra rientrare perfettamente in questa famiglia.

_

Tiziano, un autoritratto
Problemi di autografia nella grafica tizianesca
¬_

Joanna Woods-Marsden,
Le autorappresentazioni di Tiziano

Abstract del saggio, dal catalogo della mostra (Fondazione Mu.Ve./ Antiga edizioni)

Il contributo di Joanna Woods-Marsden, dal titolo “Le autorappresentazioni di Tiziano”, delinea il contesto storico e sociale relativo all’invenzione dell’autoritrattistica all’inizio del Rinascimento, concentrandosi sulle questioni legate alla classe e al ceto sociale. Gli artisti visivi, catalogati come lavoratori manuali, erano definiti come semplici artigiani e occupavano un basso livello nella scala sociale, a differenza degli scrittori che erano qualificati come intellettuali e la cui professione rientrava quindi tra le prestigiose Arti liberali.
Nello sforzo teso a ridefinire l’arte come attività intellettuale, gli artisti cercavano di minimizzare il ruolo che l’esecuzione manuale giocava nelle loro opere.
Lo studio compie un’indagine cronologica dell’auto-rappresentazione di Tiziano (1488/1490 – 1576 circa), a cominciare dalle tre medaglie attribuite a Leone Leoni, Pastorino Pastorini e Agostino Ardenti. Raffigurando l’artista di profilo, questa forma d’arte rievocava l’autorità dei Cesari nel conio romano.
Viene poi analizzata la xilografia di Giovanni Britto, derivata da un autoritratto di Tiziano, che lo raffigura al lavoro mentre usa uno stilo per disegnare, anche se la fama dell’artista si fondava ben più sulla sua maestria nel colorito che sul suo talento nel disegno.
Si esplora inoltre il significato del suo sguardo costantemente distolto dall’osservatore – in sostanza il suo rifiuto, a differenza di altri autoritrattisti, di esser visto nell’atto di contemplare se stesso nello specchio – nei due autoritratti “autonomi” in pittura, conservati a Berlino e Madrid. Se ne conclude che Tiziano ha sempre mostrato un’identità artistica volta a enfatizzare la componente concettuale e intellettuale del processo creativo, rispetto a quella dell’esecuzione manuale. Esaminando il disegno con l’autoritratto recentemente scoperto in rapporto ad altri disegni tardi di Tiziano eseguiti in matita nera, il saggio propone che il foglio sia stato eseguito in preparazione della pala d’altare, opera di bottega, con la Madonna che allatta il Bambino e i santi Tiziano e Andrea, con Tiziano Vecellio come donatore, che egli donò alla chiesa parrocchiale della propria città natale, Pieve di Cadore, verso la fine della vita.

Viene inoltre interpretato il significato religioso che la pala può aver rivestito per l’artista. Il saggio si conclude suggerendo una ragione ideologica per cui Tiziano, tra tutti gli artisti operanti a Venezia e nel Veneto nella prima metà del Cinquecento, sarebbe stato l’unico a indulgere nell’autoritrattistica “autonoma”.

_

Tiziano, un autoritratto
Problemi di autografia nella grafica tizianesca
¬_

Raymond B. Waddington
Il ritratto di Tiziano nelle medaglie

Abstract del saggio, dal catalogo della mostra (Fondazione Mu.Ve./ Antiga edizioni)

I disegni hanno una parte preliminare importante nella creazione dei ritratti in medaglia, il che solleva una questione: il disegno di Tiziano presenta un qualche collegamento con le numerose medaglie-ritratto dell’artista? Le medaglie ad oggi conosciute, e le loro presunte date di esecuzione, sono quelle di Leone Leoni (fine degli anni Trenta del Cinquecento), Pastorino de’ Pastorini (metà degli anni Quaranta) e Agostino Ardenti (metà degli anni Sessanta). La medaglia di Ardenti venne copiata, verosimilmente in epoca successiva e da un altro artista, in un medaglione in cera policroma decorato con oro, pietre preziose e piccole perle, inserito in una cornice.
Mentre i ritratti di Leoni e Pastorino sono busti di profilo rivolti a sinistra, quello di Ardenti è in una tipologia completamente diversa, trattandosi di un ritratto a mezza figura di Tiziano che tiene in mano l’effigie incorniciata del figlio Orazio.
Sebbene l’artista sia ripreso di profilo a destra, la testa e il volto differiscono in modo significativo sia rispetto al disegno che agli altri ritratti. Né la medaglia di Ardenti né il medaglione in cera, da essa derivato, possono avere niente in comune con il disegno. Ardenti era un artista minore, noto solo per poche medaglie-ritratto eseguite rozzamente.
Leoni e Pastorino, invece, erano figure importanti: Leoni, brillante scultore, medaglista e orafo, lavorò come lo stesso Tiziano, per Carlo V e Filippo II; Pastorino, artista versatile e abile nell’arte della vetrata, della lavorazione in cera, nei medaglioni a stucco e nell’incisione, produsse oltre 200 medaglie-ritratto. Entrambi ebbero l’opportunità di conoscere Tiziano, il che diede ai loro ritratti una specificità che manca all’esemplare di Ardenti. Mentre le loro belle medaglie furono eseguite troppo presto per poter essere in un qualsiasi rapporto con l’autoritratto, rivestono invece un duplice valore: in primo luogo, ci mostrano un Tiziano più giovane rispetto a qualunque altro autoritratto conosciuto e, in secondo luogo, consentono di verificare le rappresentazioni della sua testa e delle sue caratteristiche fisiognomiche in quegli stessi dipinti, nella xilografia del 1550 e nel disegno.

_

Tiziano, un autoritratto
Problemi di autografia nella grafica tizianesca
¬_

GLI AUTORI

LUBA FREEDMAN è Jack Cotton Professor di Architettura e Belle Arti alla facoltà di Storia dell’arte presso l’Università Ebraica di Gerusalemme.
Le sue pubblicazioni principali comprendono The Classical Pastoral in the Visual Arts, basato sulla dissertazione condotta dal professor Moshe Barasch tra il 1981 e il 1984 (Peter Lang, 1989); Titian’s Independent Self-Portraits (Leo S. Olschki, 1990); Titian’s Portraits Through Aretino’s Lens (Penn State UP, 1995); The Revival of the Olympian Gods in Renaissance Art (Cambridge UP, 2003), pubblicato in brossura nel 2010; Classical Myths in Italian Renaissance Painting (Cambridge UP, 2011) e Wege zum Mythos (Gebr. Mann, 2001), curato insieme a Gerlinde Huber-Rebenich, studiosa di filologia latina.
Per varie riviste accademiche e collezioni di studi critici Freedman ha scritto oltre cinquanta saggi e capitoli sull’estetica, la ritrattistica e i capolavori della letteratura e delle arti visive del Rinascimento italiano.
Freedman fa parte del Comitato Consultivo di due riviste, «Renaissance Studies» e «The Sixteenth Century Journal».
È stata Visiting Scholar alla Cornell Society for the Humanities, all’American Academy di Roma e al Toronto University Centre for Reformation & Renaissance Studies; ha inoltre ottenuto una fellowship presso The Folger Shakespeare Library (Washington, D.C.).
_

JODI CRANSTON è docente alla facoltà di Storia dell’arte e Architettura presso l’Università di Boston. È autrice di due libri, The Poetics of Portraiture in the Renaissance (Cambridge University Press, 2000) e The Muddied Mirror: Materiality and Facture in Titian’s Later Paintings (Penn State University Press, 2010).
Ha collaborato come autrice a Venetian Painting Matters, 1450-1750 (Brepols, 2014) di cui è anche curatrice; ha inoltre scritto numerosi saggi per pubblicazioni interdisciplinari sul Rinascimento.
Attualmente sta lavorando a un libro intitolato Green Worlds in Renaissance Venice e a un progetto di mappatura digitale finalizzato a registrare la collezione e lo spostamento dei dipinti di Tiziano.
_

JOANNA WOODS-MARSDEN è Professore Emerito di Storia dell’arte rinascimentale presso la University of California, Los Angeles. Nata in Irlanda,
Woods-Marsden ha conseguito il B.A. e l’M.A al Trinity College, Dublin University , e il Ph.D all’Harvard University.
Ha pubblicato numerosi scritti sulla ritrattistica rinascimentale, fra cui Renaissance Self-Portraiture: The Visual Construction of Identity and the Social Status of the Artist (Yale University Press, 1998); El autorretrato del Renacimiento, in El Retrato del Renacimiento (Museo del Prado, Madrid 2008) e il capitolo sulla ritrattistica nel Blackwell Companion to Renaissance and Baroque Art (2013).
In passato ha concentrato la sua ricerca sull’arte di corte nel Quattrocento, presentata nel volume The Gonzaga of Mantua and Pisanello’s Arthurian Frescoes (Princeton University Press, 1989) e in molti saggi. Di recente ha curato Titian: Materiality, Istoria, Portraits (Brepols, Turnhout 2007).
Attualmente è impegnata nella stesura del libro Gendered Identity in Titian’s Court Portraits. La sua ricerca ha beneficiato dell’assegnazione di fellowship presso Villa I Tatti, l’American Academy di Roma, il National Humanities Institute e il Center for Advanced Study in the Visual Arts della National Gallery of Art, Washington, D.C., ha inoltre ottenuto la Mc George Fellowship in the Humanities presso l’Università di Melbourne e una fellowship del National Endowment for the Humanities.
_

RAYMOND B. WADDINGTON è Professore Emerito di Letteratura Inglese alla University of California-Davis. Dirige «The Sixteenth Century Journal» e fa parte del Comitato Direttivo di The Medal. Ha ottenuto una fellowship all’Humanities Institute della Johns Hopkins University e della University of Wisconsin-Madison, alla John Simon Guggenheim Foundation, alla Newberry Library e al National Endowment for the Humanities. Nel 2012 gli è stata assegnata la Conference Medal della Sixteenth Century Society and Conference per il suo insigne lavoro al servizio della professione. Il suo libro Aretino’s Satyr (University of Toronto Press, Toronto 2004), tradotto in italiano con il titolo Il Satiro di Aretino (Salerno Editrice, Roma 2009), ha ricevuto il premio “Aldo and Jeanne Scaglione” per gli Studi Italiani istituito dalla Modern Language Association of America. I suoi libri più recenti sono Looking into Providences: Designs and Trials in Paradise Lost (University of Toronto Press, Toronto 2012) e Pietro Aretino: Subverting the System in Renaissance Italy, (Collected Studies Series, Ashgate, Aldershot 2013).

_

Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close