When Now is Minimal

MUSEION - dal 22/11/2013 al 05/10/2014

MUSEION

Via Dante 6 Bolzano Italia
+39 0471312448
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Generi: arte contemporanea, collettiva

Autori: Peter Fischli & David Weiss , Peter Halley, Haim Steinbach, Alan Charlton, Daniel Buren, Felix Gonzalez-Torres, Andrea Zittel, Ai Weiwei , Blinky Palermo, Sarah Morris , Wolfgang Tillmans, Imi Knöbel, Anselm Reyle

Curatori: Letizia Ragaglia, Karsten Löckemann, Angelika Nollert

La mostra When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz presenta una selezione di oltre cento opere – dai dipinti ai lavori su carta fino a fotografie e installazioni- di 27 artisti provenienti da questa prestigiosa raccolta. La Sammlung Goetz è considerata una delle collezioni d’arte contemporanea più importanti a livello internazionale. La mostra When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz presenta una selezione di oltre cento opere – dai dipinti ai lavori su carta fino a fotografie e installazioni- di 27 artisti provenienti da questa prestigiosa raccolta. La maggior parte dei lavori sono presentati al pubblico per la prima volta. L’esposizione nasce dalla ricerca di riferimenti contemporanei al minimalismo e mette quindi in luce come diverse generazioni di artisti si siano confrontate con questo tema, riprendendo e sviluppando le istanze estetiche, formali e concettuali della Minimal Art.
Forme estremamente semplici, spesso geometriche, rifiuto di ogni riferimento storico o simbolico per un’opera che non vuol far riferimento a nulla, se non a sé stessa: What you see is what you see, (ciò che vedi è solo ciò che vedi). Questi i paradigmi del minimalismo storico, che gli artisti contemporanei fanno propri. Ma non solo: le opere in mostra evidenziano con quanta disinvoltura, libertà e talvolta ironia l’arte contemporanea abbia “maneggiato” questi principi, aprendo il vocabolario delle forme minimaliste a dimensioni sociali, storiche e talvolta biografiche. La ricchezza dei media e dei lavori selezionati rimanda inoltre alla grande attualità del tema, oltre i limiti dei generi e delle generazioni.
L’artista Gerwald Rockenschaub svolge un ruolo particolare: presente in mostra con diversi dipinti e oggetti, ha anche concepito il progetto cromatico dell’allestimento. La mostra è ospitata al secondo e terzo piano di Museion – una sferzata del colore pink scelto dall’artista annuncia l’inizio del percorso e suggerisce l’alto “tenore cromatico” dell’esposizione. Proprio come avveniva nel minimalismo, Rockenschaub utilizza un vocabolario di forme geometriche elementari, che abbina però alla sensualità di colori. L’occhio del visitatore incontra ora rassicuranti pareti color beige o grigio, ora elettrizzanti superfici di un verde squillante, viola o addirittura lilla. I colori dell’allestimento scelti da Rockenschaub giocano con la ricchezza cromatica delle opere: nasce così un percorso di grande impatto visivo, immediato, per una mostra che non segue un criterio strettamente cronologico. Inevitabile quindi farsi trascinare dalle suggestioni dei lavori esposti, come gli alberi di luce dell’installazione di Martin Boyce “We Are Resistant, We Dry out in the Sun …” – insieme alle sedie a sdraio l’artista crea una spiaggia artificiale, straniante. Ecco che la luce e lo spazio, temi fondamentali nella Minimal art, si aprono all’immaginazione, all’emozione e al sogno. Spostamenti di significato, giochi di associazioni e ricordi: è quello che Boyce mette in atto anche nell’opera “When Now is Night” – che ha ispirato il titolo della mostra. Al terzo piano di Museion, su due pareti diverse nel percorso espositivo si trovano due tappezzerie dell’artista. L’immagine dell’opera è tratta da una sequenza del film di Alfred Hitchcock “Intrigo internazionale” elaborata e ridotta a un motivo geometrico. Mentre nel film il traffico cittadino si riflette sul palazzo, in Boyce il reticolo diviene simbolo di un mondo sempre più razionale e geometrico.

Un rimando all’architettura è presente anche nelle linee scintillanti dei grandi dipinti di Sarah Morris “Federal Triangle ” e “World Bank”, 2001. Se una sequenza di un film può diventare una forma geometrica, anche una carrozzeria di una macchina della polizia di Los Angeles può diventare una batteria da suonare. È l’operazione che mette in atto Michael Sailstorfer con “Drumkit” (2005) – nell’opera il vocabolario di forme minimalista del cerchio e cilindro è doppiamente snaturato, per la provenienza del materiale e per la sua collocazione – cosa ci fa una batteria in un museo? Anche i grandi quadri a maglia di Rosemarie Trockel, a cui Museion ha dedicato una personale nel gennaio scorso, ricordano la serialità e la monocromia della Minimal art. L’artista le arricchisce però di nuovi piani di significato e allusioni simboliche e innesca così riflessioni sul ruolo della donna nella storia dell’arte e nella società. In mostra campeggia, tra gli altri, il rosso caldo del suo “Old Friend”, 2006, quadro a maglia di quasi tre metri per tre. La Trockel è inoltre presente in mostra con un lavoro video, “Parade”, 1993, proiettato sulla facciata mediale di Museion e presentato per la prima volta su una superficie di grandi dimensioni.
Mixare media diversi e vocabolario minimalista: è quanto mette in atto Wolfgang Tillmans con la serie “paper drops”. Carte fotografiche dei più vari spettri cromatici compongono sculture minimaliste, fissate poi con tagliente precisione in fotografie di grande formato. Il minimalismo storico rifiutava ogni riferimento esterno e quindi alla società: non è così per l’opera “Colored” di Ai Weiwei. Qui la serie di vasi della dinastia Ming pur utilizzando il repertorio cromatico del minimalismo ricorda la fragilità di un certo sistema sociale. Anche dietro alla perfezione compositiva del quadro “CUSeeMe” dell’artista Peter Halley c’è la critica alle moderne strutture comunicative, che l’artista associa all’idea di carceri. Halley dimostra, in contrasto con quanto affermato dal minimalismo storico, che quadri basati su geometrie astratte non devono essere privi di contenuti e quindi di critica sociale. L’esperienza della visione e quindi la percezione dello spazio sono al centro della ricerca di Daniel Buren, primo artista contemporaneo a definire i suoi lavori “site specific”, ovvero legati a un luogo e momento preciso. In mostra il suo “Three Light Boxes For One Wall”, 1989, suggestiva installazione di luce che cambia a seconda dello spazio in cui è esposto.
Infine, è parte della mostra anche una sezione di lavori su carta di artisti come Imi Knoebel, Blinky Palermo, Peter Roehr, ospitata nella sezione della collezione studio di Museion, al secondo piano. Nello stesso spazio l’opera di Felix Gonzalez-Torres “Untitled”, 1992, composta da una serie di manifesti identici a stampa offset color rosso, invita il visitatore a portare con sé un foglio, divenendo parte attiva del concetto artistico.
Artisti in mostra
Ai Weiwei, John Armleder, Martin Boyce, Daniel Buren, Alan Charlton, Ron Cooper, Fischli & Weiss, Peter Fischli, David Weiss, Felix Gonzalez-Torres, Wade Guyton, Peter Halley; Imi Knoebel; Sarah Morris; Blinky Palermo, Anselm Reyle, Gerwald Rockenschaub, Peter Roehr, Ulrich Rückriem, Reiner Ruthenbeck, Michael Sailstorfer, Karin Sander, Fred Sandback, Haim Steinbach, Katja Strunz, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Andrea Zittel.
Catalogo (ita/dt/eng) con testi di Ingvild Goetz, Karsten Löckemann, Angelika Nollert, Letizia Ragaglia pubblicato da Hatje Cantz.

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