L’arte della moda. L’età dei sogni e delle rivoluzioni, 1789 – 1968

sulla mostra

Come si può collegare Tintoretto a Chanel o Matisse ad Armani? La risposta arriva direttamente dal Museo Civico San Domenico di Forlì con l'esposizione L'arte della moda. L'età dei sogni e delle rivoluzioni, 1789-1968 dedicata all'affascinante rapporto tra arte e moda a partire dal Settecento fino alla contemporaneità. Visitabile fino al 2 luglio prossimo, il percorso espositivo mette a confronto, per la prima volta, le opere di artisti del calibro di Francesco Hayez e Giorgio de Chirico con le creazioni dei principali couturier, come Gucci, Prada e Tom Ford.


MODA E ARTE AL MUSEO SAN DOMENICO


Una selezione di trecento opere, tra dipinti, sculture, accessori e abiti, esplora il legame tra due mondi apparentemente diversi: da un lato, le opere di cento maestri dell'arte, dalla Rivoluzione francese al Romanticismo, passando per la Macchia e l'Impressionismo, fino alle Avanguardie novecentesche; dall'altro, i capi realizzati dai cinquanta stilisti più influenti di tutti i tempi, fra cui Valentino, Dior e Ferragamo.

Curata da Cristina Acidini, Enrico Colle, Fabiana Giacomotti e Fernando Mazzocca, l'esposizione unisce i capolavori provenienti dai più importanti musei internazionali, tra cui il Musée d'Orsay di Parigi, il Belvedere di Vienna, gli Uffizi e la Galleria Nazionale di Roma. Anche le creazioni dei designer dell'haute couture sono un prestito delle più prestigiose case di moda.


LA MOSTRA A FORLÌ


Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì e il Museo Civico San Domenico, la mostra racconta non solo la moda delle passerelle, ma anche quella dipinta, ritratta, scolpita dalle più grandi personalità del mondo dell'arte. Il risultato è un'armonia di forme, stili e artisti che condividono la medesima passione per la bellezza.

[Immagine in apertura: Salvatore Ferragamo, Sandalo, 1938. Raso e capretto, zeppa in sughero sagomata rivestita in raso e capretto. Firenze, courtesy Museo Ferragamo]

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